martedì, 7 Dicembre, 2021
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Gentiloni: per la transizione, gas e rinnovabili. Nucleare? Problematico

Le nuove strategie e le scelte di investimento per la Transizione energetica alla luce degli stanziamenti del PNRR e degli obiettivi UE per le Zero Emissioni sono state al centro della seconda edizione degli “Online Green Talks – Energia e sostenibilità” organizzato dalla Rcs Academy Business School.
Efficientamento delle infrastrutture e utilizzo delle fonti energetiche alternative, dalle rinnovabili all’idrogeno, le parole chiave chiavi per essere competitivi nel contesto globale in rapida evoluzione ma anche per unire benefici ambientali con ricadute positive per l’economia e l’occupazione del Paese. Primo passo, però, è fissare i criteri di ciò che è davvero green: “Noi abbiamo approvato una tassonomia verde –  ha sottolineato Paolo Gentiloni, Commissario Ue per l’Economia, intervenendo al talk -, lo abbiamo fatto perché c’è una grandissima domanda sui mercati finanziari e stabilire i criteri per dire che cosa è verde è molto importante. Sul piano energetico la priorità assoluta va data alle rinnovabili. L’energia elettrica sarà offerta principalmente da loro, su cui bisogna investire”.

Qualcuno torna a guardare al nucleare

Puntare tutto su un’unica tecnologia non sembra agli esperti una via praticabile ma resta il nodo del nucleare, cui l’Italia ha detto no da tempo, ma che per altri resta una alternativa. “Sul nucleare in Ue le posizioni sono molto diverse – ha spiegato Gentiloni –  vedremo anche qui l’esito della discussione. Certo chi guarda all’evoluzione tecnologica non può non guardare alla possibilità dell’evoluzione dei modelli nucleari ma oggi restano grandi difficoltà sul fronte dei costi e dello smaltimento“. Sul fatto, invece, che il gas naturale sia una energia di transizione non ci sono dubbi. Il problema è come inserirlo dentro i criteri della tassonomia visto l’impatto che ha avuto sull’incremento dei costi. Proprio per questo è stato annunciato, ha ricordato Gentiloni, un meccanismo di aggiustamento dei prezzi alle frontiere sulle emissioni, che però entrerebbe in vigore solo fra 5 anni.

Su chi ricadranno i costi della transizione?

L’accelerazione che l’Unione europea ha voluto imprimere alla transizione energetica con il pacchetto “Fit for 55” (tagliare del 55% le emissioni di CO2 entro il 20230, rispetto i livelli del 1990) desta preoccupazioni sia per la tempistica sia per i costi, ma, secondo il nostro Commissario Ue per l’Economia, spetta alla politica trasformare le criticità in opportunità, soprattutto per le imprese con maggiore capacità di innovazione. “Governi e istituzioni proteggeranno le fasce più deboli della popolazione” dai rincari legati a queste politiche, ha assicurato Gentiloni, aggiungendo: “Secondo nostri calcoli avremo bisogno di investimenti aggiuntivi da qui al 2030 ogni anno di circa 520 miliardi nell’Ue. Ovviamente una parte minoritaria dovrà essere pubblica e non dobbiamo ripetere quanto fatto nella precedente crisi in cui investimenti pubblici si sono avviati verso lo zero. Avremo un buon livello di investimenti pubblici nel 2021 e nel 2022, dobbiamo cercare di mantenerli, sarà parte della discussione che apriamo oggi sul Patto di stabilità”. Resta, però, l’incognita di quanto di questi 520 miliardi extra di spese dovrà essere a carico del settore privato.

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