martedì, 7 Dicembre, 2021
Società

Femminicidi e fragilità, problema sociale non solo criminale

Barbara Palombelli, durante la trasmissione “Forum” ha affermato in materia di femminicidi: “A volte è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa? Oppure c’è stato un comportamento esasperante, aggressivo anche dall’altra parte?”. Molte le critiche alla giornalista,  sostanzialmente fondate. Non è giusto mescolare un problema criminale con un problema sociale, anche se le motivazioni e la buona fede della giornalista sono evidenti.

Sugli aspetti criminali tocca  allo Stato intervenire tempestivamente con una legislazione adeguata che metta Magistratura e Forze dell’Ordine nelle condizioni di essere rapidi e fermi nell’intervenire nei casi di obiettivo pericolo. Non è più ammissibile che la donna venga lasciata in balia di una violenza barbara e patriarcale che ha preso il sopravvento diffusamente nelle psicosi maschili dalla perdita di ruolo nella società, nello specifico nel rapporto uomo-donna.

I cambiamenti nella dinamica uomo-donna

Detto questo la Palombelli ha posto, pur in modo discutibile, un problema sociale reale: la dinamica perversa del rapporto uomo-donna che si sprigiona dentro fenomeni di grande difficoltà nella società contemporanea, in particolare nel nostro Paese. Il tema non è soltanto, né prevalente, la crisi del maschio, la crisi cioè del ruolo maschile dentro una società che dagli anni ’70 ha riconosciuto alla donna un tendenziale processo emancipativo.

Il tema centrale è un altro: lo Stato e la politica non hanno saputo accompagnare adeguatamente la nuova forza femminile nella società e nei suoi costumi. Una maggior difesa dalla violenza non è sufficiente se non si garantisce alla donna nella società un’autentica parità, nell’accesso ai posti di lavoro, nelle retribuzioni, nei servizi sociali a sostegno della famiglia, della maternità, dell’assistenza ai minori.

Uomini poco attrezzati culturalmente e psicologicamente

Paradossalmente, rafforzare la donna e la famiglia nelle dinamiche sociali rafforza il ruolo della donna ma mette anche a riparo le difficoltà dell’uomo, disinnesca gran parte delle difficoltà e delle tensioni, nelle unioni sentimentali e matrimoniali.

C’è poi da non sottovalutare la fragilità psicologica dell’uomo più debole e meno attrezzato sul piano educativo e culturale.

Affrontato il problema criminale l’uomo fragile va aiutato, parallelamente alla donna fragile, con un sistema di ausilio psicologico, sociale e rieducativo. Quando un fenomeno sociale diventa così centrale e rilevante va affrontato e sostenuto cogliendo gli elementi patologici che sono intervenuti in questi cinquant’anni nella visione del mondo della parte perdente, di un uomo che è passato da un dominio assoluto sulla famiglia e sulla donna ad una posizione di disagio e di soggezione psicologica e civile.

 Rilevante sul tema la situazione degli uomini separati e divorziati che spesso vivono condizioni di profondo disagio. Occorre un salto di qualità sul fenomeno, un osservatorio attrezzato che metta al centro della riflessione e della operatività nuove politiche, nuove normative, nuovi strumenti d’intervento da organizzare in modo capillare nei territori.

Sponsor

Articoli correlati

Pensioni. Il governo accelera, da martedì in Parlamento

Maurizio Piccinino

Fisco. Pressing su Draghi. Sindacati all’attacco. Prima lavoro e pensioni 

Maurizio Piccinino

I primi 5 miliardi del Pnrr per l’agroalimentare. Giansanti: vinceremo la sfida dell’innovazione

Angelica Bianco

Lascia un commento