Una serie di attacchi informatici contro i sistemi idrici pubblici degli Stati Uniti sta alimentando nuove preoccupazioni sulla sicurezza delle infrastrutture critiche. Secondo funzionari federali, gli hacker — sospettati di essere collegati all’Iran — stanno sfruttando una debolezza nota da anni: l’esposizione online dei controllori logici programmabili (PLC), computer industriali che regolano pressione, valvole e sostanze chimiche negli impianti di trattamento. Gli attacchi hanno colpito almeno una dozzina di stati, ma l’impatto reale potrebbe essere più ampio: non esiste infatti alcun obbligo federale che imponga alle aziende idriche di segnalare le violazioni.
Tra gli stati colpiti figurano Georgia, Michigan, Minnesota, New Jersey e South Dakota. In Georgia, l’attacco alla Clayton County Water Authority ha causato un calo di pressione e un avviso di bollitura dell’acqua; in Minnesota, oltre 30 sistemi idrici comunitari sono stati compromessi. In diversi casi, gli hacker hanno ottenuto accesso remoto a pompe e valvole, costringendo gli operatori a passare alla modalità manuale. La CISA ha confermato che molti PLC sono direttamente esposti a Internet, spesso senza firewall, VPN o password.
In alcuni impianti, gli hacker hanno modificato gli indirizzi IP dei dispositivi, bloccando gli operatori e causando allagamenti o cali di pressione. Finora, le aziende idriche hanno ripreso rapidamente il controllo dei sistemi, ma gli esperti avvertono che le conseguenze potrebbero essere molto più gravi. Un aumento improvviso della pressione potrebbe far scoppiare le tubature, compromettendo ospedali e infrastrutture essenziali.
Le motivazioni degli attacchi restano incerte. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità, ma gli analisti ipotizzano che possano essere un messaggio politico all’amministrazione Trump o un tentativo di seminare panico tra i civili.





