L’Università di Cambridge si trova al centro di una controversia che coinvolge uno dei suoi docenti più celebrati: Jason Arday, sociologo dell’educazione e, fino a poco tempo fa, simbolo di inclusione e progresso accademico. Arday, diventato a 37 anni il più giovane professore nero nella storia dell’ateneo, è ora accusato non solo di plagio, ma anche di aver falsificato il proprio curriculum dichiarando affiliazioni con tre università che, secondo le istituzioni coinvolte, non risultano mai avvenute.
La vicenda è esplosa dopo che il ricercatore Nathan Cofnas, oggi alla Ghent University, ha pubblicato un’analisi su Substack evidenziando oltre 100 passaggi della tesi di dottorato di Arday apparentemente simili — o identici — a quelli della tesi di Paula Zwozdiak‑Myers della Brunel University. Parallelamente, il National Review ha riportato che Arday avrebbe indicato nella sua biografia ufficiale di Cambridge incarichi presso: l’Ohio State University, come professore ospite nel dipartimento DEI (chiuso nel 2025); l’Università di Glasgow; l’Università di Durham, come professore onorario.
Le tre istituzioni hanno smentito. Arday, noto per aver raccontato pubblicamente il proprio percorso personale — dal disturbo dello spettro autistico al fatto di aver iniziato a parlare solo a 11 anni — ha dichiarato al Guardian di sostenere “processi di indagine equi” per verificare le accuse.
Cambridge, dal canto suo, ha trasmesso le segnalazioni alla Liverpool John Moores University, dove Arday ha conseguito il dottorato. La vicenda è resa ancora più complessa dal profilo di Cofnas, autore di studi controversi sulle differenze di QI tra gruppi razziali, licenziato nel 2024 dall’Emmanuel College di Cambridge e spesso al centro di polemiche. Il suo coinvolgimento ha polarizzato ulteriormente il dibattito, alimentando tensioni tra chi vede in Arday un simbolo di progresso e chi chiede maggiore rigore accademico.



