Il sociologo britannico Jason Arday, diventato nel 2023 il più giovane professore nero nella storia dell’Università di Cambridge, è stato trovato morto venerdì in una casa di Battersea, nel sud di Londra. Aveva 41 anni. La notizia arriva a pochi giorni dalle sue dimissioni dall’ateneo, dopo settimane di accuse pubbliche di plagio e un’intensa pressione mediatica che aveva messo in discussione la sua credibilità accademica e personale. Secondo quanto riportato da Times, Telegraph, BBC e Sky News, Arday è stato trovato “privo di sensi” nel pomeriggio.
La polizia metropolitana ha confermato il ritrovamento di un uomo di 41 anni, senza rivelarne l’identità. La sua morte coincide con l’uscita del memoir “Great and Unfortunate Things”, pubblicato da Simon & Schuster nonostante le polemiche. In una dichiarazione diffusa tramite l’editore, la famiglia ha parlato di una “perdita devastante” e ha denunciato una “campagna di abusi continui” durata tre anni. “La disinformazione è stata troppo per Jason, un uomo gentile che vedeva il meglio in tutti”, hanno scritto. Arday si era dimesso da Cambridge dichiarando che “accuse incessanti, speculazioni e commenti pubblici” avevano avuto un impatto profondo su di lui e sui suoi cari. Aveva negato il plagio, pur ammettendo alcuni errori nella stesura della tesi di dottorato.
Le accuse erano esplose dopo che Nathan Cofnas, ex ricercatore di Cambridge noto per le sue critiche ai programmi di diversità e inclusione, aveva sollevato dubbi sulle qualifiche di Arday. Il Times aveva poi pubblicato un’analisi della sua tesi del 2015, evidenziando passaggi “identici o quasi identici” a un lavoro precedente. Altri media avevano messo in discussione le sue affermazioni su imprese sportive e raccolte fondi multimilionarie. I sostenitori di Arday – oltre venti accademici e politici – hanno definito le accuse una “campagna diffamatoria” contro persone di colore in posizioni di influenza.





