Londra è diventata il punto di raccordo della nuova iniziativa europea sull’Ucraina. Volodymyr Zelensky ha incontrato ieri in tarda serata nel Regno Unito il Premier britannico Keir Starmer, il Presidente francese Emmanuel Macron e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel formato E3 più Ucraina. Il messaggio di Kiev è stato netto e preciso: l’Europa deve contare di più, non solo nella difesa militare, ma anche nelle scelte diplomatiche che potranno decidere il futuro della guerra. Il Presidente ucraino lo aveva anticipato arrivando in Gran Bretagna: al centro dei colloqui ci sono stati la difesa del Paese, la cooperazione sulla sicurezza europea, la protezione aerea e una linea comune sulle prospettive negoziali. “L’Europa deve partecipare ai negoziati e deve essere forte”, ha scritto su X. Una frase che sintetizza il senso politico del vertice: evitare che l’eventuale tavolo con Mosca venga definito senza il peso diretto delle capitali europee. Il confronto con Starmer, Macron e Merz è arrivato mentre la pressione russa continua sul terreno. Nelle stesse ore, nuovi attacchi con droni hanno colpito diverse regioni ucraine. Due civili sono morti: un autista di minibus di 56 anni nella regione di Zaporizhzhia e un uomo di 59 anni nel Dnipropetrovsk. Almeno un altro uomo è rimasto ferito, mentre le infrastrutture locali hanno subito danni.
A pesare sul vertice c’è stato anche il nuovo allarme su Chernobyl. Secondo Kiev, un drone russo Shahed ha raggiunto uno degli edifici della struttura centrale per lo stoccaggio del combustibile nucleare esausto. Zelensky ha parlato di un attacco “vile” contro un’infrastruttura critica e ha accusato Mosca di aver scelto quel bersaglio in modo deliberato.
Aiea preoccupata
L’Aiea ha confermato danni strutturali significativi a una parte dell’edificio destinata alla ricezione del combustibile. I livelli di radiazione, però, restano nella norma e non risultano contaminazioni. La precisazione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica non riduce l’allarme politico: colpire un’area legata a Chernobyl riporta il tema della sicurezza nucleare al centro della guerra. Nel dossier resta anche Zaporizhzhia, il grande impianto nucleare occupato dai russi e da tempo al centro delle preoccupazioni internazionali. La coincidenza tra il vertice europeo e i nuovi raid russi rafforza la richiesta ucraina di maggiore pressione su Mosca e di più strumenti per proteggere le infrastrutture civili e strategiche.
Sul piano diplomatico emerge intanto un retroscena. Secondo il Financial Times Zelensky avrebbe chiesto il mese scorso l’aiuto dell’ex proprietario del Chelsea Roman Abramovich per far arrivare a Vladimir Putin la disponibilità a un incontro diretto. Il tentativo non ha prodotto risultati, ma mostra che Kiev continua a cercare canali capaci di aprire almeno uno spiraglio politico.
“Non moriremo in silenzio”
A Londra Zelensky ha rafforzato il messaggio anche in un’intervista a Sky News: “Non moriremo in silenzio. Reagiremo. Diventeremo ogni giorno più forti”, ha detto. Il Presidente ha rivendicato la capacità di Kiev di colpire non solo villaggi isolati, ma anche città e grandi centri urbani russi: “Riporteremo la guerra sul loro territorio”. Nella stessa intervista Zelensky ha confermato la disponibilità a negoziare, purché l’Europa sieda al tavolo: “Voglio che l’Europa sia coinvolta, perché per noi è molto importante”, ha spiegato, dicendosi pronto a diversi formati di colloquio, con gli Stati Uniti e, meglio ancora, anche con gli europei. Poi il riferimento alla lettera inviata a Putin: per Zelensky, il leader russo deve rispondere pubblicamente alle questioni poste da Kiev, perché la società russa vive ancora in una narrazione che nega la realtà dell’aggressione.
Zelensky e Re Carlo III
Intanto oggi Zelensky incontrerà anche Re Carlo III, in una visita che conferma la centralità del Regno Unito nel fronte dei Paesi più attivi a favore di Kiev. Ma la partita principale resta quella con i governi europei. Difesa aerea, pressione sulla Russia, sicurezza nucleare e futura trattativa compongono lo stesso quadro: l’Ucraina chiede armi e protezione, ma anche garanzie che nessuna decisione sul suo futuro venga presa senza Kiev e senza l’Europa.





