Massimiliano Cencelli è morto a Roma nel pomeriggio dell’8 agosto 2026, all’età di 90 anni. Storico funzionario della Democrazia Cristiana, organizzatore di correnti e uomo di apparato, Cencelli è passato alla storia soprattutto per il metodo di ripartizione degli incarichi politici e di governo che porta il suo nome: il celebre “Manuale Cencelli”.
Più che un vero e proprio manuale, si trattava in origine di un criterio matematico elaborato all’interno della Dc per stabilire il peso delle diverse correnti e distribuire di conseguenza incarichi, ministeri, sottosegretariati e responsabilità di partito. Una proporzione semplice: più voti, tessere o consenso aveva una componente, maggiore era la quota di potere che le spettava.
Le responsabilità da condividere e dividere
Un meccanismo nato nella Prima Repubblica e diventato, nel tempo, una delle espressioni più riconoscibili del linguaggio politico italiano. Ancora oggi il “Manuale Cencelli” viene evocato ogni volta che si parla di equilibri tra partiti, correnti e componenti, soprattutto nella distribuzione di ministeri, presidenze, incarichi di governo e responsabilità istituzionali.
La nascita del “Manuale”
A raccontare come nacque quello che sarebbe diventato il famoso “Manuale Cencelli” fu lo stesso Cencelli, in un’intervista concessa ad Avvenire nel 2003. Il punto di partenza fu il congresso della Dc di Milano del 1967. In quell’occasione Adolfo Sarti, insieme a Francesco Cossiga e Paolo Emilio Taviani, diede vita alla corrente dei “pontieri”, chiamata così perché avrebbe dovuto fare da collegamento tra la maggioranza e la sinistra del partito. “Ottenemmo il 12% e c’era da decidere gli incarichi in direzione”, raccontò Cencelli.
Criterio preso dal Cda delle aziende
Fu allora che propose di applicare alla politica un criterio simile a quello utilizzato nei consigli di amministrazione delle società: “Se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di Governo in base alle tessere”. L’esponente DC Adolfo Sarti gli chiese di sviluppare l’idea. Da quel principio nacque un sistema di calcolo destinato a diventare una sorta di grammatica della distribuzione del potere democristiano.
Ripartizioni, ruoli e incarichi
In quella fase, secondo il racconto di Cencelli, gli equilibri si tradussero anche nella distribuzione degli incarichi: Taviani mantenne il ministero dell’Interno, Gaspari divenne sottosegretario alle Poste, Cossiga andò alla Difesa e Sarti al Turismo e allo Spettacolo.
La Dc e l’impegno in politica
Nato nel 1936, Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954. Fu funzionario del partito e segretario di esponenti democristiani, tra cui lo stesso Sarti. La sua attività si concentrò soprattutto nell’organizzazione politica e nella gestione delle correnti, in una stagione nella quale gli equilibri interni alla Dc erano parte essenziale della costruzione degli equilibri di governo.
Il suo metodo con il passare degli anni, però, la formula si trasformò in una categoria del giornalismo politico e, più in generale, nel modo stesso di descrivere la politica italiana. Il famoso e anche controverso “Manuale Cencelli” è diventato così molto più del nome attribuito a un sistema di calcolo: è l’espressione utilizzata per indicare la ricerca di un equilibrio tra forze diverse, dove la rappresentanza e il peso politico si traducono nella distribuzione degli incarichi.
Un simbolo della Prima Repubblica
Un’eredità singolare per un uomo che aveva lavorato soprattutto dietro le quinte della politica. Cencelli non fu soltanto il nome di una formula: il suo cognome è diventato, a distanza di decenni, un modo per raccontare uno dei meccanismi fondamentali della Prima Repubblica e, ancora oggi, le trattative con cui la politica italiana cerca di distribuire il potere.





