Taiwan è diventata una delle storie di successo economico più sorprendenti dell’anno. L’isola, sospesa tra tecnologia e geopolitica, ha visto una crescita vertiginosa trainata dalla mania globale per l’intelligenza artificiale. All’inizio del 2025, la borsa taiwanese è balzata al quinto posto al mondo per capitalizzazione, superando Regno Unito, Canada e India: un risultato impensabile fino a pochi anni fa. Il motore del boom è l’export tecnologico verso gli Stati Uniti, che nel 2025 hanno importato da Taiwan beni per 201 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 116 miliardi del 2024.
A maggio, Taiwan ha persino superato la Cina, diventando il terzo fornitore di importazioni USA, dietro Messico e Canada. “L’IA spiega la crescente importanza di Taiwan”, afferma Chad Bown del Peterson Institute. Il PIL dell’isola è cresciuto dell’8,63% nel 2025, poi del 13,69% nel primo trimestre e del 12,92% nel secondo: numeri da “economia tigre”, come negli anni d’oro dell’Asia orientale. Secondo Dexter Tiff Roberts dell’Atlantic Council, questa traiettoria è destinata a durare: Taiwan produce circa il 90% dei chip avanzati che alimentano i modelli di IA più sofisticati.
La Casa Bianca, guidata da Donald Trump, punta a consolidare la leadership americana nell’IA. L’amministrazione sostiene di aver attratto 2.700 miliardi di dollari in investimenti tecnologici dall’inizio del secondo mandato. Per garantire accesso ai chip taiwanesi, Washington ha firmato un accordo che prevede 500 miliardi di investimenti taiwanesi negli USA.
In cambio, le aziende taiwanesi potranno importare negli Stati Uniti prodotti pari a 2,5 volte la capacità produttiva dei loro stabilimenti americani. Un secondo accordo ha ridotto i dazi sul 99% delle esportazioni taiwanesi verso gli USA. Taiwan ha anche ampliato la sua presenza in Messico, con impianti transfrontalieri che producono componenti per data center in Texas, rafforzando ulteriormente la catena di fornitura nordamericana.





