È stato davvero un duro colpo quello sferrato dall’Ucraina che nella notte tra venerdì e sabato ha colpito la regione di San Pietroburgo con un attacco su larga scala mentre nella città era in corso il Forum economico internazionale tanto chiaro proprio a Putin. Secondo quanto comunicato da Kiev i raid hanno preso di mira obiettivi militari e logistici russi, tra cui basi navali, depositi di carburante e strutture per lo stoccaggio di munizioni. A seguito dell’attacco nella città russa le autorità hanno disposto la chiusura temporanea dell’aeroporto e invitato i cittadini a non uscire di casa durante l’allarme (da segnalare inoltre che la difesa aerea russa ha abbattuto anche dieci droni diretti verso Mosca). L’operazione ucraina ha avuto come bersaglio principale la regione di Leningrado, a circa mille chilometri dal territorio controllato da Kiev.
Lo Stato maggiore delle Forze armate ucraine ha riferito di aver colpito la base di Kronstadt, a San Pietroburgo, centro di stazionamento, riparazione e rifornimento delle navi della Flotta del Baltico. Nella struttura sarebbero state registrate esplosioni, mentre l’entità dei danni resta in fase di accertamento.
Sanzioni ucraine
Colpita anche la base petrolifera Peterhofskaya, nella città di Lomonosov, dove Kiev ha segnalato un’esplosione e un incendio. Nella stessa area sarebbe stato raggiunto il terminal petrolifero Nesta, nodo di distribuzione di benzina e gasolio nel nord-ovest della Russia, con una capacità di stoccaggio pari a 40 mila metri cubi. Tra gli obiettivi indicati dall’esercito ucraino anche l’arsenale del 1060° Centro di supporto logistico, nella località di Bolshaya Izhora. Secondo la versione di Kiev all’interno della struttura si sarebbero verificate esplosioni, detonazioni secondarie e un incendio. Un altro attacco avrebbe interessato il deposito petrolifero di Ust-Labinsk, nella regione di Krasnodar, utilizzato per lo stoccaggio e la distribuzione di carburanti e lubrificanti destinati anche ai gruppi di truppe russe impegnati sui fronti meridionale e orientale.
Il Presidente Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’operazione con un messaggio pubblicato su X: “I nostri droni hanno percorso una distanza di circa mille chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, agli arsenali della Marina nemica e a una base a Kronstadt”. Zelensky ha definito i raid come “sanzioni ucraine” contro l’aggressione russa e ha aggiunto che Mosca deve “porre fine alla sua guerra e fermare i suoi attacchi”.
La risposta russa
Comunque la risposta russa non si è fatta attendere e nella stessa notte Mosca ha lanciato contro l’Ucraina 272 droni d’attacco. Secondo l’aeronautica militare ucraina 249 sono stati abbattuti dalle difese aeree. Il bilancio delle ultime ventiquattro ore resta però pesante: dodici civili sono stati uccisi nelle regioni di Donetsk e Kherson, nelle aree controllate da Kiev, secondo quanto riferito dalle autorità locali. L’escalation arriva dopo il rifiuto di Putin di incontrare Zelensky. Sul piano diplomatico il Presidente ucraino è atteso oggi a Londra per un vertice con il Premier britannico Keir Starmer, il Presidente francese Emmanuel Macron e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz. Al centro dei colloqui ci sarà la linea da seguire per aumentare la pressione su Mosca e provare a riaprire un percorso negoziale.
Dagli Stati Uniti intanto Donald Trump ha invitato i due leader a “risolvere” direttamente il conflitto, senza una mediazione americana. Il Tycoon ha ribadito di non essere contrario a un dialogo tra Mosca e Kiev, ma ha lasciato intendere che la responsabilità di un’intesa spetti ora alle due parti.





