Israele ha annunciato l’intenzione di aprire un’ambasciata in Slovenia, un passo che segna un disgelo diplomatico dopo anni di rapporti difficili. A comunicarlo è stato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, che in un post su X ha parlato di “un’opportunità per ricostruire, rafforzare e approfondire una vera partnership” con Lubiana.
La decisione arriva a poche settimane dall’insediamento del nuovo governo sloveno guidato dal primo ministro Janez Janša, il cui orientamento di centro-destra rappresenta una svolta rispetto alla linea del precedente esecutivo. Quest’ultimo aveva infatti riconosciuto lo Stato di Palestina e aveva addirittura vietato l’ingresso al premier israeliano Benjamin Netanyahu, provocando una frattura diplomatica che aveva congelato ogni possibilità di cooperazione.
Con il cambio di governo, la Slovenia sembra ora intenzionata a ricalibrare la propria politica estera, avvicinandosi alle posizioni dei partner europei più filo-israeliani e cercando un ruolo più attivo nei dossier mediorientali.
L’apertura di un’ambasciata israeliana a Lubiana rappresenta un ritorno al dialogo dopo anni di distanza politica e ideologica. Per Israele, la presenza diplomatica in Slovenia offre un punto d’appoggio strategico all’interno dell’Unione Europea e della NATO. Lubiana, pur essendo un Paese di dimensioni ridotte, occupa una posizione geografica e politica rilevante nei Balcani e nel sistema istituzionale europeo, e potrebbe diventare un interlocutore prezioso nelle dinamiche regionali.
Secondo analisti regionali, la mossa di Saar è anche un segnale verso Bruxelles: Israele intende consolidare i rapporti con gli Stati membri più disponibili al dialogo, in un momento in cui le relazioni con l’UE restano complesse e spesso polarizzate.
Per la Slovenia, invece, il riavvicinamento potrebbe tradursi in nuove opportunità economiche, tecnologiche e di sicurezza, settori in cui Israele è considerato un partner di primo piano.





