Le elezioni presidenziali colombiane entrano in una fase di tensione crescente dopo che il candidato conservatore Abelardo de la Espriella, noto per le sue posizioni filo-Trump, si è portato in vantaggio nei conteggi preliminari. Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale, con oltre il 90% delle schede scrutinate, de la Espriella avrebbe superato di alcuni punti il rivale di sinistra Iván Cepeda, erede politico del presidente uscente Gustavo Petro. Il risultato, ancora non ufficiale, ha scatenato reazioni immediate.
Il partito al governo ha espresso “serie preoccupazioni” sulla trasparenza del processo, denunciando presunte irregolarità nei sistemi di trasmissione dei dati e chiedendo una verifica indipendente. La Commissione ha respinto le accuse, assicurando che il processo si è svolto “in conformità con gli standard internazionali”.
De la Espriella, avvocato e figura mediatica, ha costruito la sua campagna su temi di sicurezza e ordine pubblico, promettendo una “mano durissima” contro la criminalità e un riallineamento della Colombia alle politiche di Washington. Cepeda, invece, ha puntato su continuità sociale e negoziati di pace con i gruppi armati.
La polarizzazione è evidente: nelle regioni rurali e nei centri urbani si registrano proteste e manifestazioni spontanee, mentre gli osservatori internazionali invitano alla calma e alla verifica dei risultati. Gli Stati Uniti hanno espresso “fiducia nel processo democratico colombiano”, ma evitano commenti diretti sul candidato pro-Trump.
Gli analisti avvertono che la disputa potrebbe prolungarsi per giorni, con il rischio di alimentare tensioni politiche e sociali. In un Paese segnato da anni di conflitti e disuguaglianze, la legittimità del voto sarà cruciale per evitare una nuova crisi istituzionale.





