martedì, 7 Dicembre, 2021
Società

Livatino: Don Ciotti, ora che è beato, dobbiamo stare attenti a non farne un santino da invocare o da celebrare

“Il miglior modo per ricordarlo e’ invece imitarlo nel suo luminoso esempio di virtu’ civili e cristiane. Oggi piu’ che mai, Rosario Livatino vive”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele.
“Rosario Livatino – ha aggiunto – vive nella memoria di chi l’ha conosciuto. Vive nel lavoro della cooperativa di giovani che porta il suo nome, e coltiva le terre confiscate ai boss. Vive nell’ammirazione di tanti magistrati, giuristi e studenti che a lui si ispirano nel coltivare l’amore per il diritto e soprattutto per i diritti di ogni persona. Vive nell’impegno di chiunque si spenda contro ogni forma di prepotenza, violenza e sopraffazione dell’uomo sull’uomo.

Non era un uomo dalle grandi certezze, ma piuttosto dalle grandi e coraggiose domande. Il dubbio, la domanda profonda e feconda, erano il motore del suo pensiero e la premessa del suo agire. Sia nella fede che nella professione. Non gli interessavano una fede esibita o una carriera brillante. Aderiva con sincerita’ di cuore al Vangelo e lo incarnava nelle sue scelte di vita. Con altrettanta sincerita’ aderiva alla legge per farla rispettare, sapendo pero’ che la legge e’ sempre solo un mezzo, mentre il fine e’ la giustizia. L’abitudine a interrogare senza sconti la propria coscienza non lo rendeva incerto nell’azione.
Era anzi un magistrato risoluto, capace di portare avanti inchieste scomode e imboccare strade innovative, ad esempio riguardo alla confisca dei beni mafiosi”.

“Un’altra sua caratteristica – conclude don Ciotti – era l’enorme senso di responsabilita’. Si sentiva responsabile verso lo Stato e verso il ruolo di tutore della legge che gli aveva affidato. Ma si sentiva tanto piu’ responsabile verso le persone, i loro diritti e la loro dignita’. Le sue bussole erano il Vangelo e il Codice, che sempre teneva a portata di mano. Nei mesi prima dell’omicidio, era consapevole dei rischi che stava correndo. E scriveva: ‘vedo scuro nel mio futuro’. Il suo coraggio nell’accettare la possibilita’ della morte non va pero’ confuso con un’aspirazione a morire. Era innamorato della vita, come tutti coloro che vivono senza risparmio, perche’ la vita non si puo’ risparmiare ma soltanto appunto vivere piu’ o meno intensamente”.

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