A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito il Centro Italia, la ricostruzione è entrata nella sua fase decisiva. A tracciare il bilancio è il Commissario straordinario Guido Castelli che, in un’intervista al Secolo d’Italia, parla di un “cambio di passo” ormai compiuto grazie al lavoro congiunto di istituzioni, comunità e professionisti. Per Castelli “la luce in fondo al tunnel si distingue chiaramente”, anche se resta ancora molto da fare per completare gli interventi e restituire piena vitalità ai territori del cratere.
Il ricordo della notte del terremoto
Castelli richiama la propria esperienza diretta nelle ore immediatamente successive alla scossa delle 3:36. La mattina seguente raggiunse Arquata del Tronto per aiutare il sindaco Petrucci, trovandosi davanti ai corpi delle vittime e alle macerie. Dieci anni, sottolinea, hanno rappresentato un periodo lungo, segnato dal dolore e dalle difficoltà della ricostruzione, ma anche da una determinazione che non è mai venuta meno.
Le misure per Amatrice, Accumoli e Arquata
Un’attenzione particolare resta riservata ai tre Comuni maggiormente colpiti dalla scossa del 24 agosto: Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Con le misure adottate dal Governo nel Consiglio dei ministri del 4 agosto sono stati previsti interventi specifici, tra cui la Zona franca urbana e la stabilizzazione del personale. Per l’intero cratere sono state inoltre stanziate risorse destinate a programmi di rilancio economico e sociale.
Oltre 8 miliardi alle imprese
I dati, secondo il Commissario, mostrano l’accelerazione impressa agli interventi. Le liquidazioni di Cassa Depositi e Prestiti alle imprese impegnate nella ricostruzione privata hanno superato gli 8 miliardi di euro, il 69% dei quali erogato dal 2023 a oggi. Nell’ultimo anno sono stati liquidati 1,5 miliardi. I cantieri autorizzati sono 23.361, mentre quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Sul fronte della ricostruzione pubblica, invece, i lavori in corso e le opere già terminate rappresentano circa il 40% dell’intera programmazione.
Semplificazione
Alla base dell’accelerazione, spiega Castelli, c’è stata una costante opera di semplificazione amministrativa, attraverso la riduzione dei tempi, delle procedure e delle sovrapposizioni che rallentavano gli interventi. Un ruolo decisivo è stato svolto anche dalla collaborazione tra Governo, Regioni e Comuni attraverso una governance multilivello che ha consentito di condividere obiettivi, strumenti e priorità.
La sfida dello spopolamento
La ricostruzione, tuttavia, non può limitarsi agli edifici. Per Castelli occorre contrastare lo spopolamento e ricostruire comunità, relazioni, servizi, attività economiche e opportunità. In questa prospettiva si inserisce il principio europeo del “Right to stay”, il diritto a restare nelle aree interne, sul quale il Commissario richiama il lavoro del Vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto.
L’obiettivo: borghi più sicuri e moderni
Numerosi Comuni del cratere stanno tornando a vedere aperti municipi, chiese, piazze e strade, mentre in altre località sono partiti cantieri particolarmente complessi. L’obiettivo indicato da Castelli è completare la ricostruzione materiale e consolidare quella sociale. Non si tratta, sottolinea, di riportare semplicemente l’Appennino alla situazione precedente al sisma, ma di costruire un futuro “più sicuro, più moderno e più coeso”.





