La corsa per scegliere il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite è entrata in una fase di incertezza profonda. Dopo tre turni di votazioni segrete al Consiglio di Sicurezza, nessuno dei sette candidati ufficiali è riuscito a imporsi come frontrunner indiscusso, alimentando discussioni su possibili ingressi last-minute per evitare un’impasse tra le grandi potenze.
Il nuovo leader, che entrerà in carica a gennaio, erediterà un’ONU percepita come marginale nei grandi conflitti globali, alle prese con un programma di tagli e riforme. Eppure, i sondaggi mostrano che l’opinione pubblica mondiale continua a credere nell’istituzione: secondo una rilevazione GeoPoll, sei persone su dieci ritengono che l’ONU possa ancora fare la differenza, anche se l’85% non sa nulla del processo di selezione del segretario generale.
Il meccanismo di scelta resta complesso: il candidato deve ottenere nove voti favorevoli su quindici nel Consiglio di Sicurezza, senza alcun veto da parte dei cinque membri permanenti — USA, Cina, Russia, Francia e Regno Unito. In un contesto di divisioni geopolitiche profonde, raggiungere il consenso appare sempre più difficile.
Per questo, circolano nomi di possibili candidati di riserva:
- Lana Nusseibeh, ministra degli Emirati e già ambasciatrice all’ONU;
- Sigrid Kaag, ex sottosegretaria ONU e politica olandese;
- Kassym-Jomart Tokayev, presidente del Kazakistan;
- Viktor Orbán, ex premier ungherese, apprezzato da Trump ma osteggiato in Europa;
- Vuk Jeremić, già presidente dell’Assemblea generale ONU.
Nessuno ha espresso pubblicamente la volontà di entrare in gara, ma la pressione cresce. Un comunicato del recente vertice Brics ha ricordato che mai una donna è stata eletta segretario generale, e che le regioni Africa, Asia e America Latina sono state storicamente sottorappresentate. Intanto, i candidati ufficiali affrontano una corsa sempre più complicata. Nell’ultimo straw poll, Rebeca Grynspan è tornata in testa con “encourage”, ma teme che i cinque “discourage” provengano da Russia e Cina. Carolyn Rodrigues-Birkett, che aveva guidato la seconda votazione, mantiene otto incoraggiamenti ma vede salire a sei i voti contrari.





