Dopo mesi di tensioni e timori di uno shutdown federale, il Senato degli Stati Uniti ha approvato sabato una risoluzione di compromesso per mantenere operativo il governo fino ai primi di dicembre. L’accordo, sostenuto da entrambe le parti, chiude una fase di stallo che aveva alimentato speculazioni su possibili manovre politiche in vista delle elezioni di novembre. Il leader della minoranza Chuck Schumer, democratico di New York, ha accettato di mantenere l’intesa con i repubblicani, rinunciando a spingere per un voto che avrebbe potuto trasformarsi in un’arma elettorale.
“Credo che non volessero passare i prossimi tre mesi a difendersi dagli attacchi dei Repubblicani”, ha dichiarato a Fox News Digital il leader della maggioranza John Thune, repubblicano del South Dakota. Schumer, dal canto suo, ha rivendicato la vittoria sul processo, sostenendo che i democratici “per mesi” avevano lavorato per evitare la chiusura del governo e avevano ottenuto concessioni dall’amministrazione Trump su future modifiche alle regole di finanziamento federale. I repubblicani, tuttavia, restano scettici. Da settimane accusano i democratici di essere pronti a usare la minaccia dello shutdown come leva politica.
Alcuni senatori hanno proposto di rinunciare al proprio stipendio in caso di blocco governativo, per dimostrare responsabilità verso i cittadini. La risoluzione segue due precedenti blocchi storici — di 43 e 76 giorni — che avevano paralizzato l’amministrazione. Questa volta, però, il vento politico non sembrava favorevole ai democratici. “Vedono temi che giocano a loro favore per le elezioni autunnali, e considerano un blocco come un fattore di incertezza che non giova alle loro possibilità”, ha spiegato Thune.





