mercoledì, 16 Giugno, 2021
Economia

Cessione del credito. La Ragioneria dello Stato dice stop. Confindustria insorge. Marchesini: danno per imprese

Delusione, amarezza, preoccupazione. Non nasconde il suo stato d’animo Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria per le Filiere e le medie imprese. Il cruccio è per come la Ragioneria dello Stato sottovaluti le difficoltà in cui si dibattono le imprese che hanno bisogno di liquidità. La delusione arriva dalla decisione di bloccare la norma, inserita del Dl Sostegni, che consente la cessione a terzi dei crediti fiscali per gli incentivi di Transizione 4.o e bonus mobili. Una disciplina già prevista per altri strumenti, come il super ecobonus e sisma bonus al 110%.

“Questo è un momento determinante per la ripresa e la crescita del paese. Le aziende stanno ricominciando ad avere fiducia, a programmare investimenti, ma combattono ancora con il problema della liquidità”, commenta Marchesini “e con l’aumento vertiginoso del prezzo delle materie prime, che pesa sui conti. Questo cambio di rotta non ci voleva, è una batosta. Spero che il governo ci ripensi”, auspica il vice presidente di Confindustria. Lo scenario che vede Marchesini è quello di una economia italiana che può risalire la china ma le imprese devono essere sostenute altrimenti si mette a rischio un’impalcatura fondamentale. “Già si cominciavano a vedere i risultati positivi del superbonus nel mondo dell’edilizia, con una ripresa di tutta la filiera”, commenta l’esponente di Confindustria, “è troppo presto per vedere gli effetti di Transizione 4.0, ma abbiamo valutato che la possibilità di cedere il credito di imposta avrebbe dato un impulso molto forte agli investimenti, addirittura raddoppiandoli”, calcola Marchesini, “Inoltre, non è comprensibile questo atteggiamento del governo, dal momento che il digitale è uno dei driver del Pnrr, come ha indicato l’Unione Europea nelle linee guida del Recovery Plan”.

 

LA NORMA DEVE ESSERE RIPRISTINATA

Per Confindustria non bastano le rassicurazioni del Governo che promette di rivedere la norma
quando il Dl Sostegni sarà votato. Promessa che gli industriali giudicano positiva ma non in grado di dare certezze alle imprese che devono trovare denaro per investire.
“Noi saremo rassicurati solo quando la norma sarà ripristinata”, sintetizzano gli industriali. Che giudicano già lo stop un danno. “Questa marcia indietro non ci voleva perché crea incertezze in un momento molto delicato”, osserva il vice presidente di Confindustria. La situazione che le imprese vedono è ancora di criticità. Per loro ci sono due problemi che pregiudicano i facili ottimismi. Il primo è la durata della pandemia, che non è stata ancora sconfitta e che una recrudescenza dei contagi metterebbe in ulteriore difficoltà la ripresa. La seconda questione è il rincaro vertiginoso delle materie prime.
“La pandemia, nonostante la campagna vaccinale prosegua, non è ancora sconfitta”, puntualizza Marchesini, “e, sullo scenario internazionale, il rincaro abnorme delle materie prime fa lievitare i costi e ne rende più difficile la disponibilità”. Da queste contingenze arrivano le principali preoccupazioni di Confindustria.
“Le aziende”, riflette il vice presidente, “hanno infatti aumentato il proprio debito per resistere in questa fase di emergenza. Si sta discutendo della proroga della moratoria, ma a quanto sembra non sarà automatica e non sarà per tutti. Poter cedere i crediti di imposta su Transizione 4.0 avrebbe rilanciato gli investimenti innovativi, su cui ultimamente c’era stato un rallentamento”.
Per far comprendere le difficoltà e anche le soluzioni Marchesini
ha organizzato un road show per l’Italia, “ne ho parlato anche con il Ministero dello Sviluppo economico, e sono certo che avrei trovato grande disponibilità tra le imprese, grazie anche alla possibilità della cessione del credito: poter acquistare un macchinario e pagarlo la metà è un vantaggio importante per l’imprenditore”, sottolinea, “si traduce in una spinta forte all’innovazione dell’impresa e dà impulso alla crescita del paese. Per il fisco, tra l’altro, non cambia nulla, perché il soggetto terzo ammortizza il credito nello stesso tempo in cui lo farebbe il soggetto principale”. Infine una riflessione che appare un appello.
“Quella del governo, è una posizione davvero incomprensibile”, ribadisce Marchesini, “abbiamo bisogno di queste misure e ne abbiamo bisogno ora. Le aziende devono trovare risorse per investire e crescere, ripagare il debito contratto tra il 2020 e il 2021. I prossimi mesi sono decisivi per superare la grande crisi dovuta alla pandemia. Tra un anno e mezzo, magari due, potremmo non averne un bisogno così cruciale come adesso. Tra l’altro”, conclude il vice presidente di Confindustria, “gli investimenti e la crescita, aumenta l’occupazione. E la digitalizzazione, con le nuove tecnologie e i macchinari 4.0, apre le porte ad un maggiore impiego dei giovani, una delle categorie più penalizzate dal Covid”.

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