martedì, 21 Settembre, 2021
Salute

Mettersi in forma con la dieta chetogenica

COS’È

Ideale per una rapida “remise en forme”, la dieta chetogenica, impropriamente detta “proteica”, nacque ormai alcuni decenni fa, in seguito alle urgenze avvertite da un Medico Cardiologo circa la necessità di ottenere considerevoli perdite di peso nel più breve tempo possibile, in regime di prevenzione cardiologica sia primaria che secondaria. È una dieta, formulata anche con pasti sostitutivi, a contenuto molto basso di Carboidrati (VLChoD= very low carbohydrate diet), che, perciò, induce la chetosi.

 

QUALI NITRIENTI VENGONO PRIVILEGIATI

Certamente è una dieta sbilanciata sulle Proteine. Tuttavia, le Proteine sono presenti quasi quanto necessario al fabbisogno fisiologico. Infatti, mentre l’apporto proteico quotidiano in un soggetto adulto normale deve essere di circa 1 grammo per ogni kilogrammo di peso corporeo (1gr/kg), in questa dieta, considerata erroneamente ad alto contenuto proteico (HP= high protein), la quantità di Proteine prescritte è di 1,2 gr/Kg di peso corporeo, cioè equivalente al fabbisogno quotidiano di questo nutriente nella dieta fisiologica del soggetto anziano. Con l’avanzare dell’età, infatti, l’organismo riduce la capacità di utilizzare le proteine, quindi è necessario assumerne in quantità lievemente maggiore.

 

NON È UNA DIETA HP

Questa è, di fatto, una dieta semplicemente chetogenica. La dieta “proteica”, invece, prevede l’assunzione di almeno 2gr di Proteine/kg al giorno, mentre la dieta “iperproteica” di almeno 7gr per Kg. Questi ultimi due regimi alimentari, purtroppo adottati spesso da alcuni frequentatori di palestre sulla base di un nocivo “fai-da-te”, non sono deontologicamente consigliabili, in quanto il carico di composti azotati, derivanti dalla scomposizione delle Proteine, può seriamente compromettere la funzionalità renale.

 

MONITORAGGIO CLINICO 

Lo snodo biochimico che determina l’efficacia della dieta chetogenica è, appunto, l’avvio della chetosi. Molti, anche tra gli addetti ai lavori, temono la chetosi perché condizione “non fisiologica” dell’organismo. E’ vero, ma la chetosi va indotta solo per alcuni giorni o settimane, sotto il controllo del Medico mediante monitoraggio clinico ed ematochimico frequente e solo per “segnare il passo” di un calo ponderale veloce.

 

PERCHÈ È IMPORTANTE LA VELOCITÀ DEL CALO PONDERALE

La velocità del calo ponderale, infatti, è determinante. Autorevole letteratura internazionale ci suggerisce prove del fatto che quanto più repentino è il calo anche solo del 5-6% del peso corporeo, quando questo è al di sopra del proprio consigliabile BMI (body mass index, indice di massa corporea), tanto più si abbatte il rischio di sviluppare malattie metaboliche (diabete, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica) negli anni immediatamente successivi alla terapia nutrizionale. Se il tratto genetico per queste malattie è molto marcato, si assiste comunque ad uno spostamento della loro insorgenza più in là negli anni.

Sponsor

Articoli correlati

Obesità: “Il bisturi aiuta, lo stile di vita risolve”

Barbara Braghin

In uno studio la dieta del lockdown, tra abitudini e tribu’ alimentari

Angelica Bianco

Giovani mangiano solo 60% verdura consigliata, adulti 80%

Redazione

Lascia un commento