domenica, 25 Luglio, 2021
Economia

Per gli imprenditori italiani una Italia moderna è possibile solo con il partenariato pubblico-privato

Mentre tutta l’attenzione della politica degli ultimi mesi si è concentrata sulle risorse destinate ai vari capitoli di spesa del Recovery Plan, gli industriali si dicono convinti che il suo focus risieda nella capacità di diventare uno strumento di trasformazione – dell’economia e dello Stato – per il quale il modello pubblico-privato ne sia il paradigma basilare. “Noi non vogliamo sfidare il governo su un miliardo in più o un in meno – ha, infatti, dichiarato il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi – ma vogliamo che abbia successo nello choc trasformativo. Apriamo il dialogo e costruiamo insieme, non in un’ottica solo pubblica. Va evitata la statalizzazione degli interventi nel Pnrr, gli interventi pubblici devono fare da leva a interventi privati”.

 

SENZA LE RIFORME IL PNRR RIMANE UNA CHIMERA

A preoccupare la Confindustria è la capacità di attuare tutte le riforme necessarie a trasformare il PNRR in azioni di visione. “Tutto quel che ritarda le infrastrutture materiali e immateriali va sbloccato – ha insistito Bonomi – altrimenti possiamo scrivere il piano più bello del mondo, ma non lo realizzeremo mai”. Gli industriali vogliono capire come il Governo intenda procedere, a partire dalle semplificazioni, perché se le imprese non condivideranno le scelte, gli investimenti privati rischiano di non arrivare e l’Italia di non diventare attrattiva.

IN RITARDO DI 20 ANNI RISPETTO ALL’EUROPA

Per uscire dalla crisi, quindi, è necessaria una modernizzazione dello Stato, che realizzi quella ideale catena virtuosa per la quale l’Unione Europea va in soccorso dello Stato, che a sua volta va in soccorso delle imprese e tutti insieme vanno in soccorso dei cittadini, purché si superino i limiti che negli ultimi venti anni hanno reso difficile spendere i soldi pubblici e hanno portato a perdere ingenti risorse europee a causa dei ritardi nell’attuazione dei progetti.

La crisi economica ha messo in evidenza le arretratezze di un Italia che non cresce a causa di un apparato pubblico-privato che, pur con qualche punta di eccellenza, non ha saputo tenere globalmente il passo di sviluppo di altri Paesi. Per superare questo il gap, il settore privato suggerisce di affidare la responsabilità di elaborazione e attuazione dei progetti a imprese qualificate, poste in competizione tra di loro, attraverso lo strumento già sperimentato – anche proprio durante questa emergenza sanitaria – del Partenariato pubblico-privato (Ppp).

 

CORSI DI LAUREA ALLA BOCCONI PER I NUOVI MANAGER DEL PARTENARIATO

La Bocconi è già pronta a preparare i nuovi manager. Nel programma di studi “Mobilitare capitali per lo sviluppo” si legge: “Il contesto economico e sociale, fortemente compromesso dal Covid 19, impone la necessità di ripensare profondamente i servizi pubblici, sfruttando appieno la straordinaria spinta alla innovazione e alla sostenibilità degli operatori di mercato. In questo senso, i contratti di partnership pubblico-privato e, più in generale, logiche partenariali per la gestione degli appalti, consentono di potenziare le infrastrutture e di innovare le modalità di erogazione dei servizi pubblici per renderli più efficaci e più rispondenti alle aspettative della nuova società”.

Gli investimenti privati, comunque, saranno frenati, dal 2021, dall’alto indebitamento delle imprese. Nel 2020, i prestiti bancari con garanzie pubbliche hanno attenuato efficacemente la crisi di liquidità subita dalle imprese per il crollo dei fatturati, ma ovviamente l’aumento del debito ne ha indebolito i bilanci. Di conseguenza, le imprese italiane faranno fatica a finanziare investimenti ai ritmi pre-crisi.

Servono misure per alleviare questa situazione e la più diretta, a costo zero, è di consentire un allungamento dei tempi di rimborso dei debiti garantiti da 6 a 10 anni, anche modificando le norme europee del Temporary Framework. Questo intervento avrebbe un impatto tale da riportare l’economia sopra i valori pre-crisi già alla fine del prossimo anno. In termini di occupazione si potrebbe generare un aumento di 41mila unità nel 2022 e in termini di PIL un incremento del +0,3% nel 2021 e di un ulteriore +0,2% nel 2022.

 

Sponsor

Articoli correlati

Professioni, il viceministro Mauri: “Un’alleanza tra commercialisti e Stato per ripartire”

Redazione

Regole mondiali per non ricadere negli errori del passato

Giuseppe Mazzei

Politica a Villa Borghese

Carlo Pacella

Lascia un commento