martedì, 25 Gennaio, 2022
Manica Larga

“NFT: Bolla o Rivoluzione?”

NFT. Stiamo parlando di Non Fungible Tokens, cioè di un’unità di valore digitale non fungibile. In parole povere si tratta di dati registrati su un libro mastro digitale, conosciuto come blockchain, che ne certifica l’unicità. 

 

DA UN TWEET AL MERCATO DIGITALE

Tutto è cominciato con tweet. Avanti velocissimo e sarebbero arrivati il mondo dell’arte, quello della musica e poi la moda. Qualcuno ipotizza una rivoluzione copernicana del concetto di proprietà. 

Brevemente, se io ti devo 1 euro, che sia quella moneta da 1 euro piuttosto che un’altra non fa differenza. Ma se prendiamo la Gioconda, siamo in presenza di un bene unico, non fungibile, e quindi dal valore inestimabile. Questo è il cuore del concetto degli NFT che, da argomento di supernicchia, è diventato negli ultimi mesi argomento di crescente attualità. 

Infatti, sono molti gli artisti che hanno annunciato di voler cavalcare l’onda. Se ci pensiamo per un attimo, l’estrema facilità di reperimento sul mercato digitale di una canzone ne riduce il valore. Se invece io quell’opera la rendo unica, il suo valore aumenta. 

 

NON SOLO OPERE D’ARTE

Così la promessa di questi token è quella di cambiare le regole del gioco, a partire dai modelli di business.  Il dj e produttore Shablo, a capo del primo collettivo artistico che ha annunciato di voler abbracciare la token economy, ha dichiarato: “Siamo davanti ad un nuovo inizio in termini di digital art, economici e di branding”. In concreto, “ogni artista presenterà il suo NFT” e “sarà un mix di musica, arti visive, quadri digitali, videoclip”. “Dietro ogni NFT ci sarà un concetto, una storia, opere uniche o edizioni limitate”.

Tuttavia, il potenziale degli NFT va ben oltre l’arte perché promette di cambiare le regole di proprietà. Come hanno spiegato due docenti di economia, James Bowden e Edward Thomas Jones: “Le transazioni in cui la proprietà di qualcosa cambia di mano sono dipese solitamente da strati di intermediari per stabilire fiducia nella transazione, scambiare contratti e garantire che il denaro cambi di mano. Niente di tutto questo sarà necessario in futuro”.  Pensiamo, per esempio, al mercato automobilistico.

 

MA LA PRUDENZA NON È MAI TROPPA

Insomma, decentralizzazione e maggiore trasparenza. Ma visti i contorni indefiniti di questa rivoluzione, dove tutto può dir niente, la cautela è d’obbligo. Certo è che siamo all’inizio di un nuovo capitolo della saga tecnologica di fronte alla quale la storia ci invita alla prudenza, nell’uno o nell’altro verso. 

Sebbene nel mirino per l’altissimo impatto ambientale della blockchain, con annessi i rischi di generare l’ennesima bolla speculativa, in fin dei conti il capitalismo funziona perché è la constante trasformazione del vecchio in nuovo. Schumpeter la chiamava “distruzione creativa”.

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