venerdì, 19 Agosto, 2022
Società

Impegno civico contro la cultura mafiosa

“Non si può costruire partecipazione e senso delle comunità se non si pratica attivamente il contrasto della cultura mafiosa”. Lo sostiene con forza Francesca Coleti, segretario regionale di Arcicampania.

Francesca Coleti

Quanto è importante per voi la gestione dei beni confiscati alle mafie?
“La riappropriazione da parte delle comunità locali dei beni confiscati alla camorra è una priorità assoluta per chi, coma l’Arci, si pone l’obiettivo della crescita del civismo, della solidarietà e delle capacità cooperative dei cittadini. Non si può costruire partecipazione e senso delle comunità se non si pratica attivamente il contrasto della cultura mafiosa. L’effettiva valorizzazione sociale dei beni confiscati conta di più, anche simbolicamente, delle azioni repressive che pure sono indispensabili per la lotta ai poteri criminali”.

Quale è il bene più significativo che gestite in Campania?
“In Campania gestiamo diversi beni confiscati tra le province di Caserta e Salerno. Si tratta di terreni agricoli e appartamenti. Accogliamo a Salerno le vittime di tratta, unendo così in modo concreto la lotta alle mafie internazionali e l’emancipazione dalla schiavitù di circa una quindicina di donne ogni anno con il recupero degli immobili del clan Forte (il clan che una volta era addetto alla protezione di Rosetta Cutolo). A Caserta abbiamo due terreni, entrambi confiscati ai casalesi e di circa 5 ettari l’uno. Quello su cui siamo più avanti nel recupero è affidato al circolo di Neroenonsolo, che ogni anno organizza campi estivi con volontari di tutta Italia per l’allenamento delle lumache. Ad oggi abbiamo circa trentamila lumache, un primo dipendente rifugiato politico del Mali, e presto partiranno i lavori per la realizzazione di una fattoria didattica ed il laboratorio per l’estrazione della bava di lumache. Neroenonsolo conta di promuovere una cooperativa di lavoro appena ci sarà la piena sostenibilità tra ragazzi del posto e rifugiati”.

Avete mai ricevuto intimidazioni e minacce? Come avete reagito?
“Neroenonsolo ha subito diversi atti di intimidazione e anche un attentato incendiario, un paio di anni fa. La risposta è stata data con il coinvolgimento di cittadini, associazioni, sindacati e istituzioni. Del resto nell’agro aversano Tutte le associazioni e cooperative che gestiscono terreni confiscati hanno avuto problemi simili. Ad oggi, grazie al fatto che il consenso e la solidarietà delle persone si è significativamente espresso al fianco di istituzioni e terzo settore nella lotta alla camorra, non stiamo registrando altri atti ostili”.

 Ritenete che il riuso sociale di questi beni sia il modo giusto per contrastare la cultura mafiosa?
“La riappropriazione degli spazi e del territorio è sicuramente il miglior modo di contrastare la cultura mafiosa. È naturalmente una sfida perché i beni confiscati devono poter divenire effettivamente produttivi, capaci di generare inclusione sociale, offrire servizi e accogliere attività che rafforzino i diritti migliorando la qualità della vita delle persone, altrimenti, se abbandonati,  vanno a confermare la tesi di chi sostiene che le mafie comunque hanno generato lavoro e ricchezza. E questo non possiamo permetterlo. Per riuscirci, ci vuole l’impegno delle istituzioni e del terzo settore insieme”.

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