martedì, 13 Aprile, 2021
Economia

Fisco. Tam tam su Imu e Patrimoniale. Avvisaglie da Bruxelles. Allarme tra i partiti

Il tam tam si fa più vicino e percepibile. La mossa decisiva spetta al Governo, gli annunci tuttavia già provocano levate di scudi. Il caso Imu e Patrimoniale, infatti, nelle ultime ore è già aperto. A lanciare l’ipotesi, di un riordino delle esenzioni Imu “imposta municipale” sulla prima casa e su un possibile ragionamento propositivo su una prossima Patrimoniale per i redditi alti, ossia gli spauracchi

che ciclicamente tornano sulla scena politica nazionale, è stata un’interrogazione presentata dall’europarlamentare Silvia Sardone, in quota Lega che ha chiesto alla Commissione Ue un giudizio proprio su un eventuale blocco delle esenzioni Imu sulla prima casa.

La risposta è arrivata dal Commissario europeo per l’economia, Paolo Gentiloni che ha dato una spiegazione che ha suscitato una prima allerta, benché la valutazione sia stata essenzialmente di profilo tecnico.

L’eurocommissario ha spiegato che un’analisi del sistema fiscale italiano è stata esposta nel documento di lavoro della Commissione, con la “Relazione per paese relativa all’Italia 2020”. Sono emersi, cosa nota, la complessità e i problemi che pesano su sistema fiscale italiano, tra questi: l’elevato carico fiscale che grava sul lavoro e l’elevato, si è rimarcato, livello di evasione fiscale.

La stessa analisi, inoltre, dimostra che “abolendo l’esenzione dell’IMU sull’abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica”.

È bene, vista la complessità dell’argomento precisare cosa si intenda per prima casa, dal momento che sarebbe più corretto parlare di abitazione principale, per l’immobile iscritto nelle categorie catastali dalla A/1 alla A/9 nei casi in cui il proprietario e la sua famiglia vivano abitualmente nello stessa casa presso la quale hanno anche la residenza anagrafica.

Se invece i componenti del nucleo familiare abbiano la dimora e la residenza in immobili diversi, ma nello stesso Comune, solo un immobile con relativa pertinenza non sarà soggetto al pagamento dell’Imu.

Per quanto riguarda la prima casa, è prevista l’esenzione. Il pagamento dell’Imu avviene solo se l’abitazione è considerata di lusso: e quindi se rientra nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ovvero case signorili, ville e castelli.

Se l’immobile di proprietà rientra in una di queste categorie, allora l’Imu si paga con un’aliquota del 4 per mille. Ma in questo caso si ha anche diritto a una detrazione sulla prima casa, il cui importo viene stabilito dal Comune di appartenenza con una specifica delibera.

Tornando quindi alla replica dell’Eurocommissario, Gentiloni ha fatto presente che già prima dell’emergenza Coronavirus e delle trattative intraprese dall’Italia per avere i fondi previsti dal Recovery Fund c’erano delle indicazioni su un riassetto del fisco con “le raccomandazioni specifiche per paese rivolte all’Italia dal 2012 al 2019 nell’ambito del semestre europeo consigliavano di trasferire il carico fiscale dal lavoro verso imposte meno penalizzanti per la crescita, come quelle sul patrimonio”.

Nel dettaglio nella versione di Gentilloni e ripresa poi da diverse testate economiche: “Le raccomandazioni formulate nell’ambito del semestre europeo 2017 specificavano che quest’obiettivo doveva essere raggiunto anche con la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa a carico delle famiglie con reddito elevato”. Ed ecco che il campanello di allarme si è fatto più pressante.

Ora toccherà al Governo Draghi agire, d’altronde, dai giri di consultazioni con Associazioni di categoria, sindacati, industriali , il tratto comune è stato la riforma del fisco. Per ora ci sono le osservazioni, molto commentate e interpretate, del presidente.

Draghi che nel suo discorso di insediamento a proposito di fisco ha rilevato: “Negli anni recenti i nostri tentativi di riformare il Paese non sono stati del tutto assenti, ma i loro effetti concreti sono stati limitati. Il problema sta forse nel modo in cui spesso abbiamo disegnato le riforme: con interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza”.

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