giovedì, 5 Agosto, 2021
Sanità

Vaccino, Zaia: “Draghi sul fronte vaccini può far valere sua autorevolezza”

Draghi “ha tutte le potenzialità per rilanciare l’economia e l’occupazione e fare in modo che l’Italia sui vaccini possa correre molto di più”.

Così, in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente del Veneto Luca Zaia, secondo cui “lo standing internazionale conta tanto, Draghi sul fronte vaccini può far valere tutta la sua autorevolezza. Boris Johnson ha già vaccinato 15 milioni di inglesi e Israele, che è stata più brava di noi a trattare i vaccini, ha visto il crollo dell’ospedalizzazione. Tra qualche tempo l’unica discriminante tra un Paese e l’altro sarà chi è Covid free e chi non lo e'”.

In merito al passaporto vaccinale “sono stato il primo in Europa a parlarne e mi hanno tirato le pietre, ma ora tutti mi danno ragione – ricorda -. Dietro io ci vedo la competizione vaccinale.

Per una regione come il Veneto, che in tempi normali vanta 70 milioni di presenze turistiche l’anno per 18 miliardi di Pil, non è cosa da poco poter dire che hai vaccinato tutta la popolazione”.

E alla domanda se continuerà a cercare i vaccini sul mercato estero, anche dopo i controlli dei Nas, risponde: “L’iniziativa della Procura di Perugia è lodevole e ci permette di far chiarezza. Noi stessi abbiamo avvisato del nostro operato i Nas il 12 febbraio. Non abbiamo mai cercato nessuno, siamo stati cercati e io per dovere non mi sono girato dall’altra parte. Ma non è nostro compito stabilire se dietro questo pullulare di offerte ci siano i vaccini o le truffe. Spero che Draghi apra il vaso di Pandora”.

E sottolinea: “Ci debbono essere due elementi, che ci sia qualcuno che ha i vaccini veri e che l’Aifa autorizzi l’acquisto”. “Qui – aggiunge – abbiamo 17 varianti e quella inglese pesa per il 17%. Sono stato contestato per aver chiuso la scuola, ma è stata la mia salvezza. Ora vedo colleghi che hanno riaperto e devono richiudere”.

“Dobbiamo prendere atto che siamo l’unico Paese che ha fatto il lockdown solo in primavera, quando Germania e Francia ne hanno fatti due e la Gran Bretagna tre. Noi abbiamo gestito di comune accordo la partita delle zone di rischio, che ci ha permesso di attutire il colpo. La gente è andata a lavorare e non abbiamo chiuso le attività produttive”.

E sulla proposta di Bonaccini di una “restrizione omogenea” su tutto il territorio nazionale, commenta: “Ne discuteremo nella Conferenza delle Regioni e con il governo e poi bisogna capire cosa si intende per restrizione omogenea, perché in questo concetto c’è una notevole gradualità”.

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