Roma si conferma la prima città italiana per numero di imprese femminili. Nella Capitale sono infatti 96.439 le attività guidate da donne, pari al 22,1% del totale delle imprese presenti sul territorio. È quanto emerso nel corso dell’evento “Donne che guidano il cambiamento”, promosso da CNA Roma e ospitato in Campidoglio con il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. Ad aprire i lavori è stato l’assessore Alessandro Onorato, che ha portato il saluto dell’amministrazione capitolina a una platea composta da numerose imprenditrici, protagoniste di un pomeriggio dedicato al racconto delle loro esperienze di leadership, tra successi professionali, ostacoli, fragilità e sfide personali.
Responsabilità nel fare impresa
“Non vogliamo soltanto raccontare i numeri dell’imprenditoria femminile, ma contribuire a rafforzarla nella sostanza”, ha dichiarato Lucia De Grimani, presidente di Cna Impresa Donna Roma. “Abbiamo scelto di assumerci la responsabilità di accompagnare le imprenditrici non solo nel fare impresa, ma anche nel riconoscere e consolidare il proprio valore, offrendo strumenti concreti per superare ostacoli culturali e personali ancora troppo diffusi”.
Leadership femminile
Un tema centrale dell’incontro è stato proprio quello della leadership femminile e delle difficoltà che molte donne incontrano nel percorso imprenditoriale, spesso condizionato da limiti culturali, retaggi sociali e da una forte autocritica personale.
Terziario, commercio e servizi
Dallo studio presentato da Cna Roma emerge inoltre che la presenza femminile si concentra soprattutto nel settore terziario, in particolare nel commercio, nei servizi alla persona, nel turismo e nella ristorazione. I servizi alla persona – come centri estetici e saloni di acconciatura – registrano un’incidenza femminile superiore al 50%, seguiti dai comparti della sanità (34,8%) e dell’istruzione (30,07%).
Roma capitale aziende rosa
“Roma è la prima città d’Italia per imprenditoria femminile, con oltre 90mila imprese guidate da donne”, ha sottolineato Giordano Rapaccioni, segretario della CNA di Roma, “È un primato che ci inorgoglisce, ma che comporta anche una responsabilità precisa: essere al fianco di queste imprenditrici in ogni fase del loro percorso, con strumenti concreti e una rete realmente efficace”.
Un tessuto produttivo
Secondo i dati illustrati nel corso dell’evento, oltre la metà delle imprese femminili romane è costituita in forma di società di capitale (53,1%), segnale di una crescente strutturazione del tessuto imprenditoriale. In aumento anche la componente internazionale: sono 15.225 le imprenditrici nate all’estero, pari al 15,8% del totale. Il tasso di occupazione femminile nella Capitale si attesta inoltre al 58,5%, superiore alla media nazionale ma ancora distante sia dai livelli maschili sia dagli standard europei.
Formazione e relazioni
“‘Donne che guidano il cambiamento’ non è un evento isolato”, ha spiegato Francesca Castro, responsabile Cna Impresa Donna Roma, “ma il primo passo di un progetto strutturato che intendiamo sviluppare nel tempo per sostenere l’imprenditoria femminile della Capitale. Un percorso fondato su formazione, networking e capacità di fare sistema”. Nel corso dell’iniziativa sono intervenute anche Irma Conti, founder dell’omonimo studio legale, con un approfondimento sulla leadership femminile, e Ilaria Sergi dell’Enea, che ha affrontato il tema del valore della leadership nei processi di cambiamento.
Analisi su punti di forza e fragilità
A seguire si è svolta una tavola rotonda con alcune imprenditrici associate a Cna: Manuela Nicolosi, arbitro internazionale; Maria Regina Bortolato, imprenditrice nel settore agricolo e bioinnovativo; e Violetta Scipinotti, CEO di un’azienda attiva nella transizione energetica. La giornata si è conclusa con l’intervento della psicologa, psicoterapeuta e coach strategico Floriana Loggia, che ha guidato le partecipanti in una riflessione sul tema della leadership imprenditoriale attraverso un esercizio di autoanalisi dei propri punti di forza e delle proprie fragilità.





