Per la prima volta nella storia un Pontefice ha preso la parola davanti alle Cortes Generales, il Parlamento spagnolo. E lo ha fatto con un discorso che ha intrecciato politica, diritto, pace, migrazioni, intelligenza artificiale e tutela della vita umana, ricevendo al termine una lunga standing ovation dall’Aula. Ieri, nella sua terza giornata del viaggio apostolico in Spagna, Leone XIV ha scelto il cuore delle istituzioni democratiche del Paese per lanciare un messaggio che va oltre i confini nazionali e si rivolge all’Europa e alla comunità internazionale. Non un intervento sulle contingenze politiche, ma una riflessione sulle fondamenta della convivenza civile e sui principi che dovrebbero guidare l’azione pubblica.
Davanti ai deputati e ai senatori riuniti a Madrid il Papa ha posto una domanda che ha attraversato l’intero discorso: quale idea di persona ispira oggi le leggi e quale società stanno costruendo le democrazie occidentali? Da qui il richiamo alla tradizione giuridica e culturale spagnola, da Cervantes alla Scuola di Salamanca, indicata come uno dei luoghi in cui nacque una riflessione moderna sulla dignità umana, sui limiti del potere e sui diritti universali.
Il tema della vita
Il cuore dell’intervento è arrivato sul tema della vita. Il Santo Padre ha invitato la politica a misurare le proprie scelte sulla tutela delle persone più fragili, mettendo in guardia contro quella che ha definito “cultura dello scarto”. “La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà”, ha affermato Prevost. “Ogni vita umana deve essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto”. Parole che hanno rappresentato uno dei passaggi più applauditi del discorso. Accanto alla tutela della vita il Pontefice ha richiamato il ruolo della famiglia, definita “fondamento naturale della comunità”, e quello dell’educazione per poi sottolineare il diritto dei genitori a scegliere il percorso formativo dei figli secondo le proprie convinzioni morali, culturali e religiose.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla questione migratoria. Leone XIV ha respinto letture esclusivamente economiche o demografiche del fenomeno, definendolo anzitutto una sfida morale e giuridica. Ha chiesto canali sicuri e legali per chi fugge da guerre, povertà e instabilità, ma anche politiche capaci di garantire il diritto delle persone a restare nella propria terra senza essere costrette a partire.
Tra tecnologia e pace
Non meno significativo il passaggio dedicato alla tecnologia. Il Papa ha riconosciuto le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale e dall’innovazione digitale, ma ha avvertito che nessuna tecnologia è neutrale e che il progresso deve restare subordinato alla dignità della persona, alla solidarietà e al bene comune. La parte più politica del discorso è arrivata nel capitolo dedicato alla pace e alle relazioni internazionali. In un mondo attraversato da guerre, tensioni regionali e crescente polarizzazione, ha parlato di una “profonda crisi spirituale e culturale” che alimenta violenza e diffidenza reciproca. Da qui il richiamo alla diplomazia e al dialogo come strumenti essenziali per prevenire i conflitti. Particolarmente netto il riferimento alla corsa agli armamenti che sta attraversando diversi Paesi europei: “È preoccupante che, in diverse parti del mondo, e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale”, ha osservato il Pontefice. Secondo Leone XIV la sicurezza non nasce dall’accumulo di armamenti, ma “dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra”.
Da qui anche il monito sull’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito militare. Le decisioni sulla vita e sulla morte, ha avvertito, non possono essere affidate ad automatismi né sottratte alla responsabilità morale dell’uomo.
Linguaggio politico
Nel finale il Santo Padre ha rivolto un appello al linguaggio della politica. In una stagione segnata da divisioni e scontri permanenti, il Pontefice ha invitato a “disarmare il linguaggio”, ricordando che il dissenso non deve trasformarsi in umiliazione dell’avversario e che la fermezza delle convinzioni può convivere con il rispetto reciproco. Un messaggio accolto da un lungo applauso dell’assemblea parlamentare, che si è alzata in piedi per salutare il primo Papa intervenuto nella storia davanti alle Cortes Generales.
Incontro con i vescovi
Dopo il primo appuntamento mattutino al Parlamento spagnolo, Leone XIV ha incontrato sempre a Madrid i vescovi del Paese nella sede della Conferenza Episcopale. Nel suo discorso ai presuli il Pontefice ha affrontato diversi temi legati al futuro della Chiesa, dalla crisi delle vocazioni alla missione nei territori sempre più secolarizzati, soffermandosi in particolare sulla questione degli abusi. Il Papa ha definito quella degli abusi una delle ferite più dolorose che la Chiesa è chiamata ad affrontare e ha colto l’occasione per richiamare la responsabilità di chi avrebbe dovuto prendersi cura delle persone più vulnerabili. Prevost ha chiesto una risposta fondata su ascolto, verità, giustizia, riparazione e prevenzione, sottolineando che “ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione”. Per il Vescovo di Roma la tutela delle vittime e la diffusione di una autentica cultura della cura rappresentano una priorità imprescindibile per la credibilità della Chiesa.
Nel corso dell’incontro ha inoltre invitato i vescovi a rafforzare la comunione ecclesiale, a investire sulla formazione dei futuri sacerdoti e a mantenere aperto il dialogo con una società che cambia. Un compito che, secondo il Papa, richiede ascolto, unità e capacità di intercettare la domanda di senso e speranza presente anche in chi oggi vive lontano dalla fede.
Prevost al Bernabeu
L’ultimo appuntamento della giornata ha visto Leone XIV incontrare la comunità diocesana di Madrid nello stadio Santiago Bernabeu. Davanti a sacerdoti, religiosi e laici, il Pontefice ha riflettuto sul rapporto tra la Chiesa e la vita delle grandi città per parlare della necessità di una presenza cristiana capace di dialogare con le trasformazioni culturali e sociali del nostro tempo: “C’è un rapporto speciale fra Chiesa e città, ancora più importante nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo: un rapporto che, naturalmente, si realizza fra persone in carne e ossa, nelle relazioni di lavoro e di prossimità, ma non di meno nelle diverse comunità, associazioni, realtà di quartiere”, ha affermato il Papa. Richiamando l’Evangelii Gaudium di Francesco, Leone XIV si è soffermato sulla “specificità della missione cristiana all’interno di grandi realtà urbane, dove una cultura inedita palpita e si progetta”, ponendo una domanda che ha attraversato il suo intervento: “Ciò che siamo e operiamo come cristiani arriva là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, ovvero ai nuclei più profondi dell’anima delle città?”. “Rispondere può essere difficile, certo, ma è possibile, se cerchiamo insieme la verità”, ha assicurato il Pontefice, invitando la comunità ecclesiale a non chiudersi in spazi autoreferenziali. “È tanto importante non disperderci e non chiudersi ciascuno nel gruppo o nella realtà in cui già si sente sicuro, tra persone che cantano sempre la stessa melodia”, ha concluso, esortando a costruire percorsi di dialogo, ascolto e presenza nel cuore della vita urbana.





