Dopo una lunga telefonata con Donald Trump, Benjamin Netanyahu ha valutato la sospensione dei raid previsti contro l’Iran nella serata e nella notte. Secondo Channel 12, gli attacchi pianificati avrebbero dovuto avere una portata molto più ampia, ma la pressione di Washington ha spinto Israele a fermarsi. Trump, su Truth Social, aveva chiesto a Israele e Iran di “cessare immediatamente di sparare” e aveva scritto che i negoziati finali sulla “pace” stavano procedendo, “salvo che l’ignoranza o la stupidità non si frappongano al loro cammino”. Il blocco statunitense dei porti navali iraniani, ha aggiunto, resterà in vigore fino a un accordo definitivo.
Poco prima, Teheran aveva annunciato la fine delle operazioni militari contro Israele, accompagnandola però a un avvertimento: se Israele riprenderà gli attacchi, anche in Libano, la risposta sarà “più dura”. Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che la Repubblica islamica non abbandona “né il campo di battaglia né il tavolo dei negoziati”. “Difenderemo con forza i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia”, ha scritto su X. Anche il ministro della Difesa iraniano ha assicurato che Teheran non arretrerà “fino a quando l’aggressore non sarà punito”.
Le due parti si sono accusate a vicenda di avere fatto saltare la tregua dell’8 aprile. L’Iran ha attribuito agli Stati Uniti una responsabilità diretta nell’escalation, sostenendo che Israele non agisce senza coordinamento con Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghei ha avvertito che la ripresa delle ostilità peserà sui colloqui in corso. L’Idf sostiene invece che sia stata Teheran a violare il cessate il fuoco per guadagnare tempo e rinviare la firma di un accordo con gli americani. Il portavoce militare Efi Defrin ha confermato il coordinamento con il CentCom, anche nelle intercettazioni.
Missili, basi e petrolchimico
La giornata era cominciata con una nuova ondata di lanci e raid. Secondo l’esercito israeliano, nella notte erano stati lanciati contro Israele 22 missili dall’Iran e due dallo Yemen. Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato attacchi contro le basi aeree di Nevatim e Tel Nof e contro il centro industriale di Haifa, in risposta ai bombardamenti israeliani sulle industrie petrolchimiche iraniane. L’Idf ha sostenuto di avere intercettato i missili e di avere colpito, con decine di caccia, sistemi strategici di difesa aerea nell’Iran occidentale e centrale. Israele ha rivendicato anche l’attacco al complesso petrolchimico di Mahshahr, nel Khuzestan, che secondo Teheran ha riportato danni parziali senza vittime note. Per l’Idf, quelle infrastrutture servivano a produrre materiali destinati ai missili balistici.
La crisi ha riacceso anche gli altri fronti della regione. Gli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele e annunciato un blocco navale contro le navi israeliane nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al Mandab. Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana, ha minacciato di bloccare sia Hormuz sia Bab al Mandab. La Turchia si è detta disponibile ad aiutare nelle operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz se le parti raggiungeranno un accordo. Qatar, Cina e Unione europea hanno chiesto di contenere l’escalation e tornare al tavolo negoziale.
Libano e Gaza
Il punto più fragile resta il Libano. Meno di un’ora dopo l’annuncio iraniano sulla fine dei lanci, secondo l’agenzia libanese Nna Israele ha colpito Az Zrariyah, Arabsalim e Kfar Tebnit, nel sud del Paese. Nelle ore precedenti almeno sette persone erano state uccise e 24 ferite in raid nei distretti di Nabatiye, Sidone, Tiro, Bint Jbeil, Marjayoun e Jezzine. L’Idf ha riferito che tre proiettili sono stati sparati contro le forze israeliane nel sud del Libano e che le sirene sono risuonate nel nord di Israele. Secondo fonti israeliane, la sospensione dello scontro diretto con Teheran non riguarda le operazioni contro Hezbollah, che continueranno.
Le conseguenze hanno riguardato anche civili e collegamenti. L’Iran ha cancellato fino a nuovo avviso tutti i voli da e per i propri aeroporti. A Teheran è stata udita una forte esplosione e il sistema di difesa aerea è stato attivato. Israele ha invece chiuso temporaneamente, fino a nuovo avviso, i valichi verso Gaza, sostenendo che operarli sotto il fuoco dei missili metterebbe a rischio vite umane su entrambi i lati. La misura rischia di aggravare ulteriormente una situazione umanitaria già critica nella Striscia, dove l’ingresso degli aiuti dipende proprio dai passaggi controllati da Israele.





