Le autorità austriache hanno smantellato una rete internazionale che, secondo gli investigatori, forniva attrezzature ad alta precisione utilizzate per produrre motori di missili da crociera e aerei da combattimento russi, violando le sanzioni dell’Unione Europea. Il Ministero dell’Interno ha confermato che il capo dell’azienda coinvolta, un bielorusso di 28 anni, è stato arrestato a maggio. L’azienda, con sede a Vienna, avrebbe falsificato certificati di utente finale per esportare macchinari soggetti a restrizioni, tra cui utensili speciali per la lavorazione dei metalli e macchine CNC, fondamentali per la produzione di componenti militari.
Per occultare le spedizioni, la società utilizzava una rete di società di comodo in Turchia, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Bielorussia, Kirghizistan, Corea del Sud, Polonia e Lituania. “È inaccettabile che la tecnologia europea venga dirottata verso la produzione di missili da crociera e sistemi di difesa aerea”, ha dichiarato il viceministro Joerg Leichtfried, promettendo azioni “decise” contro chi tenta di eludere i divieti. Secondo il Ministero, le attrezzature erano destinate ad aziende affiliate al conglomerato statale russo Rostec, e le ultime analisi indicano che i materiali siano stati effettivamente utilizzati per produrre equipaggiamento militare avanzato.
L’ambasciata russa a Vienna ha rifiutato di commentare; Rostec non ha risposto alle richieste dei media. Il giorno dell’arresto, le autorità hanno sequestrato macchine CNC e utensili specializzati per un valore di 140.000 euro. Il sospettato rimane in custodia cautelare mentre le indagini proseguono. Le prove raccolte durante quattro perquisizioni nell’agosto scorso indicano che beni industriali per oltre 3,3 milioni di euro sono stati inviati a produttori di armi russi dal 2022. Il caso mette in luce le difficoltà dell’UE nel controllare il flusso di tecnologia sensibile verso la Russia, nonostante un regime di sanzioni sempre più severo.





