La Commissione europea ha presentato nuove regole sulla trasparenza dei data centre, imponendo agli operatori di rivelare quanto efficientemente consumano energia e acqua. La proposta arriva mentre l’UE si prepara a triplicare la capacità dei data centre entro sette anni, per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali delle Big Tech statunitensi.
Rischi ambientali e sfide energetiche
Ma questa espansione comporta rischi enormi: un aumento della pressione sulle reti elettriche, un consumo idrico che potrebbe aggravare la stress idrico locale, e un’impennata delle emissioni di CO₂. I data centre già oggi rappresentano circa il 2,5% del consumo elettrico europeo, una quota destinata a più che raddoppiare entro il 2030, passando da 12 a 28 gigawatt.
Il sistema di etichettatura europeo
Per evitare che la corsa all’IA diventi un peso insostenibile, Bruxelles propone un sistema di etichettatura che obbligherà i data centre con capacità superiore a 500 kW a dichiarare:
- efficienza energetica secondo metriche standardizzate UE;
- efficienza idrica e rapporto tra consumo d’acqua e stress idrico locale;
- capacità di fornire servizi alla rete, come il riutilizzo del calore di scarto.
La proposta non impone limiti diretti ai consumi, né richiede di dichiarare la potenza totale assorbita, ma punta a creare un mercato della trasparenza: rendere pubblici i dati per spingere operatori e investitori verso strutture più efficienti. Secondo la Commissione, l’etichetta potrebbe diventare il precursore di standard minimi obbligatori, già in fase di sviluppo.
L’iniziativa arriva mentre l’Europa tenta di bilanciare due obiettivi: diventare un polo globale dell’IA e, allo stesso tempo, rispettare gli impegni climatici. Senza regole, l’aumento della capacità rischia di trasformarsi in un boomerang ambientale, soprattutto in regioni dove l’acqua è già scarsa o le reti elettriche sono sotto pressione. Gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno due mesi per opporsi. In assenza di obiezioni, le regole entreranno automaticamente in vigore, segnando un passo decisivo verso una governance europea dell’infrastruttura digitale.





