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Papa Leone XIV

Leone XIV alla Sapienza: “Chi cerca la verità incontrerà Dio”. L’appello ai giovani contro guerra e paura

venerdì, 15 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Nell’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, davanti a studenti, docenti e ricercatori, ieri Leone XIV ha scelto parole che hanno attraversato insieme fede, inquietudine giovanile, guerra, tecnologia e responsabilità della conoscenza. Una visita attesa e carica di significati anche simbolici, perché proprio nell’ateneo romano nel 2008 venne impedito a Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, di tenere il suo intervento dopo le proteste di una parte del mondo accademico. Il papa ha aperto il suo discorso ringraziando per “la calorosa accoglienza” e definendo l’incontro “un momento di grazia e di gioia”. Poi ha scelto di rivolgersi soprattutto ai giovani, ai loro dubbi e alle loro fragilità, partendo da un’immagine concreta: i viali della città universitaria attraversati ogni giorno da migliaia di studenti, sospesi tra speranze e paure in “un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie”.

Il passaggio centrale è arrivato quando il Papa ha legato studio, ricerca e fede in una stessa traiettoria: “Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”. E ancora: “Chi ricerca la verità alla fine cerca e incontrerà Dio”.

Disagio delle nuove generazioni

Gran parte del discorso ha ruotato infatti attorno al disagio delle nuove generazioni. Leone XIV ha parlato di ragazzi schiacciati “dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni”, immersi in un sistema che “riduce le persone a numeri”. Non ha usato il linguaggio della condanna sociale, ma quello della diagnosi culturale: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”, ha detto agli studenti. La riflessione si è allargata poi allo scenario internazionale. Il Santo Padre ha definito il presente “un mondo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” e ha legato il clima di conflitto non soltanto ai fronti aperti, ma anche a un progressivo “inquinamento della ragione” che finisce per trasformare la semplificazione e la costruzione del nemico in categorie permanenti del dibattito pubblico.

Da qui l’attacco al riarmo. Il Vescovo di Roma ha osservato come nell’ultimo anno la spesa militare sia cresciuta soprattutto in Europa e mette in guardia da una politica che sacrifica investimenti sociali e culturali: “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza”, le sue parole usate per criticare un modello che “depaupera gli investimenti in educazione e salute” e indebolisce la fiducia nella diplomazia.

Tra tecnologie, guerre e insegnamento

Uno dei passaggi più forti ha riguardato le nuove tecnologie applicate ai conflitti. Sua Santità ha citato Ucraina, Gaza, Libano, Iran e territori palestinesi come esempi di “disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. Non è stata soltanto una denuncia geopolitica, ma anche un richiamo diretto al mondo universitario e scientifico affinché ricerca e innovazione non diventino strumenti di distruzione o deresponsabilizzazione delle scelte umane. Il Papa ha affrontato anche il tema ambientale, richiamando la Laudato si’ e osservando come, a distanza di oltre dieci anni, il quadro climatico non abbia registrato miglioramenti significativi nonostante gli impegni assunti a livello internazionale.

Ai giovani ha chiesto invece di non trasformare l’inquietudine in rassegnazione: “Siate artigiani della pace vera, pace disarmata e disarmante”, ha detto per poi chiedere agli studenti di custodire la giustizia e di costruire “concordia tra i popoli e custodia della Terra”.

Nella parte finale del discorso Leone XIV si è rivolto ai docenti. Insegnare, ha spiegato, “è una forma di carità” e il sapere non può limitarsi alla preparazione professionale. “Che senso avrebbe formare un ricercatore o un professionista che però non coltiva il senso della giustizia?”, la domanda finale all’Aula Magna.

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