Un durissimo risveglio quello di ieri per Kiev che ha dovuto fare i conti con una delle notti più pesanti dall’inizio della guerra. Le sirene hanno attraversato la capitale per ore (soprattutto il quartiere Darnytskyi) mentre migliaia di persone cercavano riparo nelle stazioni della metropolitana e nei rifugi sotterranei. Quando gli attacchi si sono fermati, il bilancio era già drammatico: 24 morti e 47 feriti, tra cui tre minori. Secondo le autorità ucraine la Russia ha lanciato nella notte tra mercoledì e giovedì 675 droni e 56 missili, diretti soprattutto contro Kiev. Una parte degli ordigni è stata intercettata dalla difesa aerea, ma l’impatto sulla città resta devastante.
Palazzi colpiti
Il Presidente Zelensky ha parlato di almeno venti siti colpiti nella capitale, tra abitazioni, scuole, strutture civili e una clinica veterinaria. In un solo edificio i soccorritori hanno recuperato i corpi di sette persone: tre uomini, tre donne e una bambina.
La nuova offensiva segna un altro salto nell’intensità del conflitto. Da settimane Mosca aumenta la pressione sulle principali città ucraine attraverso raid notturni sempre più estesi, costruiti per saturare le difese antiaeree e logorare la popolazione civile. Kiev continua a rappresentare il bersaglio simbolico e strategico principale. La capitale vive ormai in uno stato di allerta quasi permanente, con la popolazione costretta a convivere con sirene, blackout e attacchi a ripetizione.
Il bombardamento arriva inoltre dopo uno dei più vasti attacchi russi dall’inizio dell’invasione. Tra mercoledì e giovedì, secondo Kiev, l’esercito di Mosca aveva lanciato 1.567 droni contro 180 località ucraine. In quell’ondata erano morte almeno 35 persone, di cui 24 nella sola Kiev, dove un condominio residenziale era stato colpito e parzialmente distrutto. Dopo quei raid Zelenskyaveva ordinato all’esercito di preparare una risposta.
In Russia
La guerra difatti colpisce sempre più spesso anche il territorio russo. A Ryazan, città situata a sud-est di Mosca, un attacco con droni attribuito all’Ucraina ha provocato tre morti e dodici feriti. Il Governatore Pavel Malkov ha riferito che due edifici residenziali sono stati centrati e che un incendio ha coinvolto la raffineria locale, una delle più importanti del Paese. Il Windaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha poi annunciato l’abbattimento di cinque droni diretti verso la capitale. Per motivi di sicurezza gli aeroporti di Domodedovo e Sheremetyevo hanno sospeso temporaneamente le operazioni.
L’impressione è quella di un conflitto entrato in una nuova fase, nella quale entrambe le parti cercano di colpire infrastrutture, centri logistici e obiettivi strategici lontani dalla linea del fronte. Gli attacchi ucraini sul territorio russo puntano soprattutto a indebolire la capacità industriale ed energetica di Mosca, mentre il Cremlino continua a utilizzare missili e droni per esercitare pressione sulle grandi città ucraine.
Scambio di prigionieri
Nel mezzo dell’escalation militare è però arrivato anche un segnale di dialogo limitato, uno dei pochi rimasti aperti tra i due Paesi: lo scambio di prigionieri. Kiev e Mosca hanno annunciato la liberazione di 205 militari per parte. Zelensky ha spiegato che molti soldati ucraini erano detenuti dal 2022, anno dell’inizio dell’invasione su larga scala. Il Presidente ha definito l’operazione la prima fase dello scambio “mille per mille”, annunciato nei giorni scorsi da Donald Trump durante il cessate il fuoco temporaneo proposto dagli Stati Uniti in occasione della parata russa del Giorno della Vittoria del 9 maggio. Nelle immagini diffuse da Kiev i soldati liberati compaiono avvolti nelle bandiere gialloblù, tra abbracci e lacrime. Tra loro figurano anche combattenti che avevano difeso l’acciaieria Azovstal di Mariupol e militari impegnati nella difesa di Chernobyl durante le prime settimane di guerra.
Anche il ministero della Difesa russo ha confermato il ritorno di 205 soldati, trasferiti in Bielorussia per ricevere assistenza medica e psicologica. Mosca ha ringraziato gli Emirati Arabi Uniti per il supporto umanitario fornito durante l’operazione.
Piano diplomatico
Intanto il Consiglio d’Europa ha ribadito il sostegno a Kiev durante la 135esima Sessione ministeriale del Comitato dei Ministri, conclusa a Chisinau, in Moldova. Trentasei Stati membri, insieme all’Unione europea, hanno approvato la decisione che istituisce il Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina. Tra i Paesi firmatari figura anche l’Italia, rappresentata dal Sottosegretario agli Esteri Massimo Dell’Utri.





