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Libano, Hezbollah rifiuta la tregua. Ucciso militare serbo dell’Unifil, “ferma condanna” di Palazzo Chigi

Il movimento sciita parla di “capitolazione e sconfitta”. Israele resta nel sud. Macron sostiene la tregua. Negli Usa voto simbolico per limitare la guerra all’Iran. A Gaza altri 11 morti
venerdì, 5 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Hezbollah ha respinto l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano mediato dagli Stati Uniti. Il leader Naim Qassem lo ha definito “una capitolazione e una sconfitta” e ha invitato Beirut a “porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati”. Per Qassem, la dichiarazione americana punta a “sabotare il Libano”, destabilizzarlo e imporre il disarmo della “resistenza”. Il gruppo ha comunicato al Presidente Joseph Aoun che ogni intesa deve partire dal ritiro completo di Israele dal territorio libanese, dal ritorno degli sfollati, dalla ricostruzione e dal rilascio dei prigionieri libanesi. L’accordo annunciato da Stati Uniti, Israele e Libano prevede invece lo stop al fuoco di Hezbollah, l’evacuazione dei miliziani dall’area a sud del Litani e la creazione di “zone pilota” sotto il controllo esclusivo dell’esercito libanese. I prossimi colloqui sono fissati dal 22 giugno. Nelle stesse ore un casco blu dell’Unifil è stato ucciso nel sud del Libano e altri due militari Onu sono rimasti feriti. La vittima era serba. L’Unifil ha riferito che il peacekeeper è morto per colpi di mortaio vicino a Marjayoun e ha aperto un’indagine sull’origine del fuoco.

Israele resta nel sud

Sul terreno la tregua è apparsa fragile fin dall’inizio. L’agenzia libanese Nna ha riferito di attacchi israeliani nel sud dopo l’annuncio dell’accordo. Un drone ha colpito un’auto lungo la strada Zifta Kafrouh, nell’area di Nabatiye. Altri velivoli hanno preso di mira Kfar Tebnit e un’altra strada. La protezione civile di Tiro ha invitato gli sfollati a rinviare il ritorno nei villaggi fino a nuovi annunci ufficiali. L’esercito israeliano ha diffuso un avviso di evacuazione ai residenti del sud del Libano. Il portavoce Avichay Adraee ha scritto che “i combattimenti contro le strutture utilizzate da Hezbollah sono ancora in corso” e ha invitato la popolazione a non spostarsi a sud del fiume Zahrani. Israele ha presentato l’intesa come il risultato della pressione militare. Il ministro della Difesa Israel Katz ha rivendicato libertà d’azione, zona di sicurezza e allontanamento di Hezbollah dal sud del Litani. Un alto funzionario citato da Ynet ha confermato che l’Idf resterà nelle aree già conquistate, compresa Beaufort, e continuerà a colpire le infrastrutture del movimento sciita. Nel governo israeliano restano divisioni. Itamar Ben Gvir ha definito la tregua un “grave errore”, sostenendo che l’esercito libanese non sia in grado di imporre il ritiro di Hezbollah. Da Hezbollah, Mahmoud Kamati ha minacciato ritorsioni contro Haifa e Tel Aviv se Israele dovesse colpire ancora Beirut.

Italia e Francia

L’Italia ha accolto con favore il cessate il fuoco, auspicando “una conclusione duratura delle ostilità” attraverso il rispetto degli impegni assunti, compresa la fine di ogni attività militare di Hezbollah. Palazzo Chigi ha confermato il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale libanese. La stessa linea, però, è stata accompagnata dalla condanna dell’attacco contro l’Unifil. Il governo ha espresso “la più ferma condanna” per l’uccisione del peacekeeper serbo e il ferimento degli altri militari, richiamando “la responsabilità di tutte le parti” nel garantire la sicurezza del personale Onu, che “non deve in alcun modo essere oggetto di attacchi o restrizioni della libertà di movimento”. Anche Emmanuel Macron ha sostenuto la tregua. Dal Montenegro, il Presidente francese ha detto che Parigi appoggia tutto ciò che può ristabilire la pace, contrastare le attività terroristiche e affermare la sovranità del Libano. La Francia, ha aggiunto, è pronta a contribuire con gli Stati Uniti al meccanismo di coordinamento per verificare il rispetto del cessate il fuoco.

Gaza e Iran

La crisi libanese resta legata agli altri fronti regionali. A Gaza, secondo il ministero della Salute della Striscia, nelle ultime 24 ore almeno 11 persone sono state uccise e 32 ferite nei raid israeliani. Le squadre di soccorso non sarebbero ancora riuscite a raggiungere diverse vittime sotto le macerie o lungo le strade. Dall’inizio del cessate il fuoco dello scorso ottobre, la stessa fonte parla di 947 morti e 2.935 feriti. Dal 7 ottobre 2023, il bilancio locale è di almeno 72.941 palestinesi uccisi e 172.967 feriti. Negli Stati Uniti, la Camera ha approvato con 215 sì e 208 no una risoluzione per limitare la guerra contro l’Iran senza autorizzazione del Congresso. Quattro repubblicani hanno votato con i democratici. Il testo ha soprattutto valore politico, perché Donald Trump può bloccarlo con il veto. Il Presidente ha attaccato i repubblicani favorevoli alla risoluzione, definendoli “antipatriottici” e invitandoli a “vergognarsi”. Secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe detto ai collaboratori di voler riprendere la guerra solo se Teheran uccidesse soldati americani.

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