Il principale organismo sanitario africano, l’Africa CDC, ha confermato una nuova epidemia di Ebola nella remota provincia di Tshopo, nella Repubblica Democratica del Congo, riaccendendo l’allarme in una regione che negli ultimi anni ha affrontato ripetuti focolai del virus.
Le autorità sanitarie congolesi hanno segnalato i primi casi sospetti all’inizio della settimana, dopo la morte improvvisa di diversi membri della stessa famiglia in un villaggio difficile da raggiungere. Secondo l’Africa CDC, i campioni analizzati a Kinshasa hanno confermato la presenza del ceppo Sudan, uno dei più letali e per il quale non esiste ancora un vaccino pienamente approvato.
Le squadre di risposta rapida sono state inviate nella zona, ma le operazioni sono ostacolate dalla distanza, dalle infrastrutture quasi inesistenti e dalla presenza di gruppi armati che rendono rischiosi gli spostamenti. Il governo congolese ha attivato il protocollo di emergenza, mobilitando personale sanitario e chiedendo il supporto dell’OMS per contenere il contagio.
Le autorità locali hanno istituito posti di controllo, avviato il tracciamento dei contatti e imposto restrizioni temporanee ai movimenti tra i villaggi. Tuttavia, la mancanza di strutture mediche adeguate e la diffidenza delle comunità verso gli operatori sanitari rappresentano ostacoli significativi. Gli esperti ricordano che la RDC ha una lunga esperienza nella gestione dell’Ebola, avendo affrontato più di una dozzina di epidemie dal 1976. Ma il contesto attuale è particolarmente fragile: la regione orientale è segnata da conflitti, sfollamenti e un sistema sanitario sotto pressione per epidemie concomitanti di morbillo e colera.
L’Africa CDC ha invitato i Paesi vicini a rafforzare la sorveglianza alle frontiere e ha sottolineato che una risposta rapida è essenziale per evitare una diffusione più ampia.





