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Autonomi in ritirata, il commercio si affida ai dipendenti: spariti 177mila imprenditori in sei anni

L’analisi di Confesercenti: tra il 2019 e il 2025 crescono gli occupati nei servizi e nel turismo, ma calano partite Iva, negozi familiari e attività indipendenti. Pesano energia, affitti, credito e concorrenza delle piattaforme digitali
martedì, 12 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Commercio e turismo cambiano pelle. Crescono i lavoratori dipendenti, arretrano gli autonomi. In sei anni, tra il 2019 e il 2025, nei due comparti sono spariti oltre 177mila imprenditori, collaboratori familiari e partite Iva. Tradotto: circa 81 lavoratori indipendenti in meno ogni giorno. A fotografare il fenomeno è stata un’elaborazione di Confesercenti sui dati camerali del commercio e della filiera turistica, che comprende alloggio, ristorazione e agenzie di viaggio.

Non è però un crollo dell’occupazione. Anzi. Nello stesso periodo gli addetti complessivi sono aumentati di 351mila unità, con una crescita dell’8,4%. Il punto è che il saldo positivo arriva quasi esclusivamente dal lavoro dipendente, che registra 528mila occupati in più (+18%), mentre il lavoro autonomo continua a perdere terreno (-14,1%). Una trasformazione profonda che modifica la struttura stessa dei due settori e ridisegna il tessuto economico delle città italiane.

Via negozi di quartiere

Nel 2019 un lavoratore su tre nel commercio e nel turismo era autonomo. Oggi la quota scende sotto uno su quattro. Dietro i numeri si intravede la progressiva uscita di scena di negozi di quartiere, piccole attività familiari, esercizi indipendenti e professionisti che per decenni hanno rappresentato una parte stabile dell’economia locale. Il comparto più colpito è il commercio al dettaglio. In sei anni il settore perde 135.762 autonomi, con una flessione del 16,6%. Pesano l’aumento dei costi di gestione, la concorrenza delle piattaforme online e la difficoltà di sostenere margini sempre più ridotti. Le chiusure non riguardano soltanto i piccoli centri, ma investono anche le grandi città, dove il costo degli affitti commerciali e delle utenze rende più fragile la permanenza sul mercato.

In difficoltà anche la ristorazione, che registra 45.523 lavoratori indipendenti in meno (-11,9%). Un dato che arriva dopo gli anni della pandemia e dopo una lunga fase segnata dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Restano sostanzialmente stabili le agenzie di viaggio (-0,4%), mentre il settore dell’alloggio mostra un andamento opposto: gli autonomi crescono di 3.766 unità (+7,4%). Una dinamica legata soprattutto alla diffusione di bed and breakfast, case vacanza e formule di ospitalità diffusa che negli ultimi anni hanno trasformato il mercato turistico italiano.

Dati regionali

Il calo degli autonomi attraversa tutta la Penisola. In termini assoluti le riduzioni più consistenti si registrano in Lombardia (-25.098), Lazio (-22.963), Veneto (-17.792), Emilia-Romagna (-16.037) e Toscana (-15.309). Se si guarda invece all’incidenza percentuale, le flessioni più marcate riguardano Marche (-25%), Lazio (-20,4%), Veneto (-18%), Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, entrambe intorno al -17%. Per Confesercenti il dato non rappresenta soltanto un cambio occupazionale, ma segnala una trasformazione sociale ed economica più ampia. “Un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione essenziale”, osserva il Presidente Nico Gronchi. “Sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e mantiene sul territorio la circolazione del reddito”.

Secondo l’associazione, alla base della riduzione del lavoro autonomo c’è la somma di più fattori: pressione fiscale e burocratica, aumento dei costi energetici dopo la pandemia, difficoltà di accesso al credito, peso delle locazioni commerciali e squilibri competitivi con grandi gruppi e piattaforme digitali. Un contesto che rende più difficile aprire una nuova attività, mantenerla nel tempo o trasferirla alle nuove generazioni.

Misure dedicate

Il tema del ricambio generazionale resta uno dei nodi più delicati. Sempre più spesso attività storiche chiudono senza trovare continuità. Per molti giovani il lavoro autonomo appare meno stabile rispetto al passato e richiede investimenti iniziali che non sempre risultano sostenibili. Da qui la richiesta di misure dedicate agli investimenti privati, al welfare per imprenditori e professionisti e al sostegno delle piccole imprese. Per Confesercenti servono interventi sui costi dell’energia, strumenti per riequilibrare la concorrenza e incentivi capaci di rendere nuovamente sostenibile il lavoro in proprio. Perché mentre cresce l’occupazione dipendente, una parte storica dell’economia italiana continua lentamente a ridursi.

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