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Zaporizhzhia, il drone sulla centrale riaccende l’allarme nucleare

Mosca accusa Kiev, l’Ucraina nega. L’Aiea avverte: “Attaccare impianti atomici è giocare con il fuoco”
lunedì, 1 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Non c’è soltanto la linea del fronte che attraversa l’Ucraina da est a sud. Esiste un altro confine, più fragile e potenzialmente devastante, che corre attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. È lì che nelle ultime ore si è consumato un nuovo scontro di versioni tra Mosca e Kiev, con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica costretta ancora una volta a intervenire per richiamare tutti ai rischi che incombono sul più grande impianto nucleare d’Europa.

L’episodio contestato riguarda un drone che, secondo le autorità russe, avrebbe colpito l’edificio delle turbine dell’Unità 6 della centrale. A denunciare l’accaduto è stato Alexei Likhachev, Amministratore delegato di Rosatom, la società statale che gestisce il settore nucleare russo. L’esplosione non avrebbe provocato danni alle apparecchiature, ma avrebbe aperto un foro in una parete della struttura.

La notizia ha immediatamente alimentato un nuovo scambio di accuse. Mosca ha attribuito l’azione alle forze armate ucraine. Kiev ha respinto categoricamente la ricostruzione e ha definito le affermazioni russe un tentativo di screditare l’Ucraina agli occhi della comunità internazionale. Per la precisione in una nota ufficiale le forze di difesa ucraine hanno escluso qualsiasi coinvolgimento nell’attacco e ribadito che le proprie operazioni rispettano il diritto internazionale umanitario.

L’Aiea

In mezzo alle versioni contrapposte si è collocata Aiea. L’organismo guidato da Rafael Mariano Grossi non ha attribuito responsabilità, ma ha confermato di avere ricevuto dai responsabili dell’impianto la segnalazione dell’impatto di un drone contro l’edificio delle turbine. Gli ispettori internazionali presenti sul sito hanno chiesto di accedere direttamente all’area interessata per verificare l’entità dei danni e raccogliere elementi utili alla ricostruzione dei fatti.

Più che la dinamica dell’episodio, però, è stato il contesto a preoccupare l’agenzia delle Nazioni Unite. Grossi ha scelto parole particolarmente dure: “Attaccare siti nucleari è come giocare con il fuoco”. Una frase che ha fotografato il timore crescente per una situazione che continua a sfuggire a qualsiasi logica di sicurezza. Da oltre tre anni la centrale di Zaporizhzhia vive sospesa tra occupazione militare, bombardamenti nelle vicinanze, interruzioni delle linee elettriche e continui allarmi sulla tenuta degli impianti.

Come se non bastasse durante la notte le autorità filorusse hanno denunciato nuovi attacchi contro Energodar, la città che ospita gran parte dei lavoratori della centrale. Secondo Evgheniया Yashina, responsabile della comunicazione del sito, nel mirino sarebbero finiti edifici amministrativi, strutture civili, l’ingresso della città e l’area delle stazioni di servizio. Pur descrivendo una situazione tesa, Yashina ha assicurato che le attività della centrale proseguono senza conseguenze per la sicurezza operativa.

Dibattiti

Il nuovo incidente è arrivato in un momento in cui la prospettiva di una soluzione politica appare più lontana che mai. A confermarlo è anche l’ex Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. Intervistato da Monica Maggioni a In Mezz’ora, l’ex capo della diplomazia di Kiev ha descritto il conflitto come uno scontro destinato a ridefinire il futuro stesso dei due Paesi. Secondo Kuleba la guerra non si concluderà con un compromesso a metà strada. Da una parte c’è il progetto di un’Ucraina indipendente, sovrana e integrata nell’Europa; dall’altra quello di una Russia che continua a concepirsi come potenza imperiale. Due visioni che, a suo giudizio, non possono convivere.

Le sue parole si intrecciano con il dibattito politico che attraversa l’Italia e l’Europa sull’adesione di Kiev all’Unione europea. Le dichiarazioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito complesso il percorso di ingresso dell’Ucraina, hanno provocato una dura reazione del Partito democratico. La Senatrice Simona Malpezzi ha parlato di un rischio di arretramento su una questione strategica per il futuro dell’Europa, mentre la Deputata Lia Quartapelle teme un danno alla credibilità internazionale dell’Italia.

Di segno opposto la posizione della Lega. Il Capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha invitato alla prudenza e ha detto che accelerare l’adesione di uno Stato ancora coinvolto in una guerra potrebbe esporre l’intera Unione a conseguenze imprevedibili. Secondo il leader dei senatori leghisti, l’articolo 42.7 del Trattato europeo, che prevede obblighi di assistenza reciproca tra Stati membri, impone una riflessione approfondita prima di qualsiasi decisione.

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