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Hamas accetta il disarmo, firma attesa al Cairo. A Hormuz colpite due petroliere scortate dagli Usa

sabato, 1 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Hamas ha accettato il piano per il disarmo e la seconda fase del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. La firma ufficiale dell’accordo è attesa a metà della prossima settimana al Cairo, secondo l’emittente egiziana Al-Ghad. L’intesa, annunciata dal presidente statunitense Donald Trump e confermata da due funzionari del movimento palestinese, prevede la consegna delle armi, il progressivo ritiro delle forze israeliane, l’apertura dei valichi e l’insediamento di un’amministrazione tecnica sostenuta da forze internazionali. La catalogazione e lo stoccaggio degli armamenti saranno gestiti dal Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, che diventerà l’unico organismo autorizzato a detenere e controllare armi nella Striscia. Secondo funzionari del Board of Peace, le parti avranno ora 14 giorni per definire la tempistica delle singole fasi. Il processo di disarmo potrebbe durare tra 200 e 350 giorni. Un alto funzionario americano ha assicurato che Washington ha lavorato al piano con Israele “fin dall’inizio”. Il ritiro israeliano, tuttavia, seguirà un calendario ancora da stabilire e non sarà completato finché, secondo la posizione di Tel Aviv, Hamas continuerà a rappresentare una minaccia.

Hamas: “per proteggere Gaza”

Il negoziatore Ghazi Hamad ha presentato l’intesa come un “pacchetto completo”, che comprende la fine degli attacchi, il ritiro israeliano, la ricostruzione e il passaggio dei poteri a un governo tecnico. Hamas, ha spiegato, ha accettato “concessioni per il bene del popolo palestinese”, ma non intende abbandonare la scena politica. “Se Israele non rispettasse l’accordo, non lo rispetteremmo nemmeno noi”, ha avvertito Hamad, ricordando gli obblighi israeliani di lasciare la Striscia, riaprire i valichi e “cessare gli omicidi”. Il piano comprenderebbe anche un’amnistia per i miliziani che consegneranno le armi e aderiranno al programma in 20 punti promosso da Trump.Durante la transizione saranno inoltre previste tutele per i dipendenti pubblici che perderanno il lavoro o andranno in pensione. Il Comitato nazionale dovrà verificare anche i debiti accumulati dall’amministrazione di Gaza verso fornitori e imprese, stimati fino a 400 milioni di dollari, da saldare nell’arco di tre anni.

Cisgiordania

Mentre avanzano i negoziati, resta alta la tensione in Cisgiordania. Decine di israeliani sono entrati senza autorizzazione nelle aree palestinesi intorno a Nablus e Tal. L’esercito israeliano ha riferito di avere evacuato tutti i civili e aperto un’indagine sul danneggiamento di un cimitero. La Mezzaluna Rossa palestinese ha segnalato un ferito da arma da fuoco e dieci intossicati dai gas lacrimogeni; almeno sette palestinesi sono stati arrestati.

Hormuz, colpite due petroliere

La tensione resta alta anche nello Stretto di Hormuz, dove le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di avere colpito e fermato due petroliere che tentavano di attraversare la via d’acqua sotto “scorta aerea” militare statunitense. Secondo Teheran, le navi non avrebbero rispettato la rotta imposta dalle autorità iraniane; altre quattro petroliere, dopo l’attacco, avrebbero invertito rapidamente la rotta. Il comunicato dei Pasdaran non ha fornito indicazioni sull’identità delle imbarcazioni, sull’entità dei danni o sull’eventuale presenza di vittime. L’Autorità dello Stretto del Golfo Persico ha intanto confermato che il transito resta sospeso. L’organismo iraniano incaricato di regolamentare il traffico marittimo ha attribuito la chiusura alle “continue azioni aggressive delle forze militari statunitensi nella regione”, precisando che i permessi saranno rilasciati nuovamente, e in modo graduale, soltanto quando la situazione si sarà stabilizzata e sarà tornata la calma. Teheran ha inoltre rivendicato un attacco con droni contro la base aerea di Ahmad al-Jaber, in Kuwait, utilizzata anche dalle forze americane. Secondo l’esercito iraniano sarebbero stati colpiti hangar, sistemi di comunicazione satellitare e depositi di attrezzature militari. L’operazione è stata presentata come una rappresaglia per i recenti raid statunitensi sull’isola iraniana di Qeshm. Nonostante la prosecuzione dei contatti tra Washington e Teheran, il presidente Donald Trump ha mantenuto una linea fortemente minacciosa. In un’intervista al Financial Times ha sostenuto che la caduta del governo iraniano sarebbe “solo questione di tempo” e, riferendosi alle operazioni militari americane, ha dichiarato: “Li stiamo massacrando”.

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