Mentre Jared Kushner si è imposto come uno dei principali negoziatori dell’amministrazione Trump nella guerra di Gaza, un’inchiesta della CNN ha acceso i riflettori su un intreccio che rischia di alimentare forti polemiche politiche. Al centro della vicenda vi è il rapporto tra la sua attività diplomatica e gli interessi economici della sua società di investimento, Affinity Partners.
Secondo l’indagine, Affinity è il maggiore azionista di Phoenix Financial, uno dei più importanti gruppi finanziari israeliani. Phoenix ha investito centinaia di milioni di dollari in aziende che forniscono armamenti, tecnologia militare, droni, componenti per carri armati e altre attrezzature impiegate dalle forze armate israeliane. Sebbene Affinity non detenga direttamente quote in questi produttori militari, beneficia economicamente delle performance di Phoenix e dei profitti generati dai suoi investimenti.
La questione della trasparenza
La questione assume particolare rilevanza perché Kushner non ricopre un incarico governativo ufficiale. Agendo come inviato volontario della Casa Bianca, non è soggetto agli stessi obblighi di trasparenza finanziaria previsti per i funzionari federali. Questa posizione gli consente di partecipare a negoziati di altissimo livello in Medio Oriente senza dover rendere pubblici nel dettaglio i propri interessi economici.
I numeri raccontano una storia significativa. Dopo aver aumentato la propria partecipazione in Phoenix poco prima del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, Affinity ha realizzato profitti considerevoli. Nel luglio scorso la società ha venduto circa un quarto della propria quota per oltre 340 milioni di dollari, ottenendo un ritorno superiore a cinque volte l’investimento iniziale. Nonostante la vendita, Affinity resta il principale azionista del gruppo finanziario israeliano.
Kushner ha sempre respinto le accuse di conflitto d’interessi. Attraverso i suoi legali ha sostenuto di non aver mai partecipato alle decisioni di investimento di Phoenix e di non avere alcun ruolo nella scelta delle società sostenute dal gruppo. Tuttavia, in diverse interviste pubbliche ha ammesso di mantenere un dialogo costante con i vertici dell’azienda e di seguire da vicino l’andamento delle proprie partecipazioni.





