Il Pentagono ha ridotto in modo improvviso una parte delle forze da combattimento statunitensi dispiegate in Polonia, secondo quanto riferito da funzionari della difesa statunitensi e alleati europei. La decisione, comunicata solo a un ristretto numero di partner NATO, arriva in un momento di forte pressione sul fianco orientale dell’Alleanza, mentre la guerra in Ucraina continua a ridefinire gli equilibri militari della regione.
Secondo le fonti, la riduzione riguarda unità corazzate e reparti di supporto logistico che erano stati schierati come parte del rafforzamento post‑2022. Non si tratta di un ritiro totale, ma di un “ridimensionamento temporaneo” motivato da esigenze di rotazione, manutenzione dei mezzi e riallocazione delle risorse verso altre aree operative. Tuttavia, la rapidità della decisione ha colto di sorpresa Varsavia, che negli ultimi anni ha investito massicciamente nella cooperazione militare con Washington. Funzionari polacchi hanno espresso preoccupazione per il segnale politico che la mossa potrebbe inviare a Mosca, soprattutto mentre la Russia intensifica le attività militari lungo il confine bielorusso.
Il Dipartimento della Difesa ha cercato di rassicurare gli alleati, affermando che gli Stati Uniti “restano pienamente impegnati nella difesa del fianco orientale” e che la presenza militare complessiva in Europa “rimane robusta e credibile”. Gli analisti sottolineano che la decisione potrebbe riflettere la necessità di bilanciare le richieste globali sulle forze armate statunitensi, impegnate contemporaneamente nel Medio Oriente, nel Pacifico e nel supporto all’Ucraina.
Alcuni osservatori ritengono che il Pentagono stia valutando una ristrutturazione più ampia del dispositivo europeo, con un maggiore ricorso a forze a rotazione rapida invece che a presenze permanenti. Per la Polonia, che si è proposta come principale hub logistico e militare della NATO verso l’Ucraina, la riduzione rappresenta un test politico e strategico.





