Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha accusato la Yale School of Medicine di aver discriminato candidati sulla base della razza nei processi di ammissione, sostenendo che l’ateneo avrebbe applicato criteri che penalizzavano sistematicamente alcuni gruppi a vantaggio di altri. L’indagine, avviata nel 2023 e resa pubblica ieri, rappresenta uno dei casi più significativi dopo la storica sentenza della Corte Suprema che ha limitato l’uso delle considerazioni razziali nelle università.
Secondo il DoJ, Yale avrebbe utilizzato per anni un sistema di valutazione che attribuiva un peso sproporzionato all’origine etnica dei candidati, influenzando in modo determinante l’esito delle selezioni. I funzionari federali hanno affermato che l’università “non ha fornito giustificazioni sufficienti” per l’uso di tali criteri e che le pratiche adottate “non erano strettamente calibrate” agli obiettivi dichiarati di diversità.
La Yale School of Medicine ha respinto le accuse, dichiarando che le proprie politiche sono “in linea con la legge federale” e che l’istituzione rimane impegnata a garantire un ambiente inclusivo. L’università ha inoltre sottolineato che la diversità nelle professioni mediche è un elemento essenziale per migliorare l’assistenza sanitaria e ridurre le disparità.
Il caso arriva in un momento di forte tensione nazionale sul tema delle ammissioni universitarie. Dopo la decisione della Corte Suprema del 2023, molte istituzioni hanno rivisto i propri criteri, mentre gruppi conservatori hanno intensificato le pressioni legali contro programmi considerati discriminatori.
Il Dipartimento di Giustizia, da parte sua, ha ribadito che la legge “protegge ogni individuo da trattamenti preferenziali o penalizzanti basati sulla razza”. Gli esperti prevedono che la controversia potrebbe avere ripercussioni su altre scuole di medicina, dove la competizione è altissima e i criteri di selezione sono spesso oggetto di scrutinio.





