martedì, 18 Maggio, 2021
Società

Il bullo? Un infelice, vittima di ferite indelebili

Tanto è stato scritto su questa piaga sociale, persino si è pensato di istituire una “Giornata nazionale contro il Bullismo”. Corsi di formazione, lezione con specialisti , di tutto e di più, mentre il “bullo” spavaldo e meschinamente solo tra tanti, viene lasciato ai margini dell’apparire come carnefice da additare senza accostarsi mai alle sue ferite.

Bullo o un povero mendicante d’amore che pur di apparire e piacere alla massa si trova sempre pronto a dare il peggio di sé?

Nessuno nasce cattivo, nessuno quando nasce in questo mondo si trova armato di arroganza, cattiveria, egoismo, prepotenza, arrivismo. No. Si nasce disarmati, bisognosi di tutto, di attenzioni e d’amore. La prima “agenzia educativa” – come amano definirla laicamente gli psicologi – è la famiglia dove la quotidianità domestica e feriale forma l’Io di ogni componente che recita spesso la parte della persona più felice del mondo. E no, non è cosi: si celano verità, ci si nasconde, non si ama scendere nella gabbia del proprio io dove il leone delle proprie paure urla e ruggisce quando la solitudine divora ogni sogno curato con dedizione.

Si diventa cattivi perché non si è compresi, amati come si deve (amore qualitativo non quantitativo), affamati di umanità e di tenerezza, di dialoghi che consolano e non istigano all’odio verso se stessi e verso gli altri. Soli, derisi, abbandonati e umiliati ci si arma di forza fratricida, si dichiara guerra alla guerra. La società dell’usa e getta, dell’avere tutto costi quel che costi, è votata a creare guerrieri senza scrupoli, esercito di bulli vittime della loro stessa guerra.

Fermati: afferrane uno. Guardalo negli occhi vuoti e secchi di lacrime. fermati e abbracciane uno: solo, deriso e pronto a uccidere senza timore del nulla. Il bullo: un essere privo d’amore che urla amore con la violenza che non ha istruzioni per l’uso. Li abbiamo creati noi, gente del perbenismo e benpensanti, noi quelli delle mani pulite (solo igienicamente parlando) che sanno tutto ma non avvicinano nessuno. Il bullo: il criminale del nulla, del vuoto, un mendicante di un amore negato e che si scaraventa verso il suo simile chiedendo una identità tradita. Avviciniamolo, blocchiamolo con lo sguardo libero e privo di sfida. Scendiamo con lui nel labirinto delle sue ferite e nella galleria delle sue macerie affettive. Nessuno nasce cattivo votato al bullismo: lo si diventa perché qualcuno ha già deciso per lui senza sapere che basta un autentico gesto di amore e tutto può cambiare. Ricordo ancora lo sguardo di un giovane detenuto. Quando terminava il colloquio con la mamma la sua frase era solo una “Ok, tu vai via ma io rimango qui. Solo”.

Loro sono li, e nessun colloquio può valere quanto un briciolo di libertà e un abbraccio puro. E allora prevenire è meglio che curare.

 

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