venerdì, 25 Giugno, 2021
Salute

Coronavirus, ecco il nuovo Piano Vaccinale ma resta l’ombra delle varianti

L’Italia ha cambiato il piano di vaccinazione contro il Coronavirus. Nella riunione tra Governo, Regioni e il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri sono state apportate le modifiche necessarie alla luce delle rimodulazioni delle consegne e dell’arrivo del vaccino prodotto da AstraZeneca insieme all’Università di Oxford. Ieri sono arrivate le prime 249.600 dosi che si aggiungeranno a quelle di Pfizer e Moderna. L’Aifa ne ha consigliato la somministrazione nella fascia d’eta’ tra i 18 e 55 anni, cosa che permetterà di condurre una campagna parallela alla Fase 1 quasi conclusa e dedicata a operatori sanitari, personale e residenti delle Rsa e agli over 80 (6,4 milioni di persone). Con AstraZeneca si inizieranno a vaccinare le categorie dalla Fase 3, ossia il personale scolastico, i lavoratori di servizi essenziali e a rischio, carceri e luoghi di comunita’, persone con comorbidità moderata al di sotto dei 55 anni (circa 3,8 milioni di persone).

Le dosi disponibili totali a febbraio sono 4 milioni, che raddoppieranno a marzo per poi salire a 25 milioni ad aprile, quando presumibilmente si potrà passare alla fase 2 (persone con più di 55 anni, gruppi a rischio più elevato di malattia grave, personale scolastico ad alta priorità). Ad oggi, le somministrazioni totali in Italia sono oltre 2,4 milioni, con più di un milione di persone che hanno ricevuto entrambe le dosi. Il prossimo vaccino ad arrivare potrebbe essere quello di Johnson & Johnson che ha da poco richiesto l’autorizzazione all’utilizzo d’emergenza all’Fda statunitense. Nei trial dell’ultima fase di test condotti in diverse aree geografiche il vaccino ha mostrato un’efficacia massima del 72%, che e’ scesa al 66% in America Latina dove e’ stato coinvolto il 41% dei partecipanti alla sperimentazione e al 57% in Sudafrica dove e’ stato interessato il 15% dei partecipanti. Il livello di efficacia complessivo comunicato dall’azienda e’ quindi del 66%, che sale pero’ all’85% per i casi gravi della malattia. Uno dei vantaggi di questo vaccino e’ l’essere monodose e la temperatura di conservazione (tra i 2 e i -8 gradi).

La Commissione Europea ne ha ordinato 400 mln di dosi, di cui 53,8 saranno destinati all’Italia, sempre se l’Agenzia europea dei medicinali (EMA) ne autorizzerà la somministrazione. Nel frattempo l’EMA ha anche avviato una revisione ciclica del vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica statunitense Novavax. Per potenziare la capacita’ produttiva in Europa, diversi stabilimenti hanno messo a disposizione le loro risorse per produrre maggiori quantità dei vaccini. In Francia si avvieranno produzioni per aumentare la produzione dei vaccini Pfizer, Moderna e Curevac e lo stesso accadrà in Svizzera e in Spagna per Moderna. La corsa a vaccinare quante più persone possibili in breve tempo si fa sulle nuove varianti che stanno emergendo del Coronavirus. Più il virus circola infatti, più muta la sua struttura modificandone, talvolta, le caratteristiche, come accaduto con la variante isolata in Inghilterra e quelle brasiliane e sudafricane. La trasmissibilità è aumentata, ma al momento non si hanno evidenze di una maggiore pericolosità della malattia.

Ad oggi in Italia i casi di variante inglese riscontrati sono 167, quelli di sudafricana 2 e 6 della brasiliana. I vaccini sembrano funzionare allo stesso modo con la variante inglese, mentre l’efficacia diminuisce (ma resta accettabile) con le varianti sudafricana e brasiliana (come visto nei test di Johnson & Johnson). Gli effetti, probabili, dei vaccini sull’andamento della Pandemia, e sulle varianti del virus, si iniziano a intravedere in Israele, dove sono state somministrate 5,3 mln di dosi e 2 mln di persone hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino Pfizer (e in parte minore Moderna), su un totale di 9 mln di abitanti. E i dati sul contagio sembrano risentirne: secondo un’analisi realizzata dall’Istituto Weizmann per le Scienze, i casi di COVID-19 nel paese stanno diminuendo in modo significativo nella fascia di eta’ degli over 60, quella convolta per prima nella campagna vaccinale.
In più, in questa fascia d’eta’ i ricoveri sono diminuiti del 26%, cosa che non si è verificata nella fascia di età 40-59 anni, ancora poco coperta dal vaccino.

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