lunedì, 1 Marzo, 2021
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P.A., Confintesa “Viviamo una Repubblica incompiuta, leggi mal applicate o ignorate”

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Viviamo in una Repubblica incompiuta, così come è incompiuta la Costituzione, con alcuni articoli che non sono applicati. A cascata sono incompiute tante norme, che sono tanto belle e dettagliate ma vengono applicate parzialmente o vengono completamente ignorate”.

Lo ha detto all’Italpress il segretario generale di Confintesa, Francesco Prudenzano. “Sto parlando di cose che poi arrivano fino all’ultimo gradino dell’organizzazione degli uffici pubblici – ha aggiunto -. Noi abbiamo disposizioni e norme che prevedono che ogni persona, ogni struttura, ogni competenza abbia i suoi punti di riferimento ma ci troviamo a sentire lamentele continue. Persone che sono state assunte come autisti di magistrati rimangono in ufficio e vengono sostituiti da agenti di polizia penitenziaria”. “Le stesse cose succedono al ministero dell’Interno, in cui un quarto dei poliziotti in servizio fa attività d’ufficio e non si pensa assolutamente di sostituirli con personale civile, che invece è molto più economico dal punto di vista dello Stato. Vicende simili negli uffici giudiziari, nelle ambasciate, nelle prefetture nelle questure – ha aggiunto Prudenzano -.

Ognuno sulla carta deve fare il suo lavoro mentre poi fa anche altro. Le leggi sono scritte ma si applicano in tutt’altro modo e nessuno si scandalizza, nessuno si indigna. Così abbiamo una situazione formale correttissima, forse anche oltre l’immaginabile, e una situazione sostanziale che non corrisponde alle leggi scritte. In sintesi nessuno è al suo posto”. Il segretario generale di Confintesa ha anche parlato del Recovery Plan: “Penso che il sistema debba essere più lineare, più semplice, con meno norme ma tutte applicate. Se il sistema deve fare in modo che questo enorme flusso di denaro possa fare ripartire l’Italia deve esserci una strategia concordata, trasparente e proporzionale alle capacità che ognuna delle forze in campo può esprimere: partiti, sindacati e datori di lavoro, perché tra il cittadino e lo Stato ci sono i corpi intermedi che devono dar vita all’attività sociale”.

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