lunedì, 12 Aprile, 2021
Società

Ricordo di Giuseppe di Matteo

Non è facile scrivere di Giuseppe, il rischio è che si cada nella retorica celebrativa, piena di pathos ma lontana dai veri sentimenti di chi il “piccolo Giuseppe” lo ha conosciuto personalmente, lo ha valutato come studente e apprezzato per le sue qualità umane.

La sua docente di lettere, scomparsa da alcuni giorni, mi diceva che era un bambino sereno, allegro e particolarmente ironico.  Era vivace ma educato e rispettoso delle regole. Non stava mai fermo, d’altra pare era uno sportivo e amava cavalcare. A dieci anni circa aveva già vinto qualche coppa in sella al suo cavallo.

La foto che tutti conoscete è quella che ho dato ai giornalisti nel giorno in cui si è appreso della sua tragica fine, raccontata dal pentito di mafia Chiodo. Giuseppe l’aveva portata a scuola all’inizio della prima media e un collaboratore scolastico il signor Marfia, raccoglieva foto, disegni ricordi che gli alunni (non solo Giuseppe) gli portavano, li teneva ordinati nella guardiola.

Nel dare la foto, mi sono assunta una grande responsabilità, la famiglia del piccolo non rispondeva ai giornalisti; vorrei qui sottolineare che ho acconsentito a cedere la foto soltanto dietro la formale promessa che ogni volta che veniva pubblicata, si ricordasse di quale atrocità la mafia fosse capace, anche quella di uccidere un bambino innocente e di sciogliere il suo corpo nell’acido! 

Non dimenticherò mai la telefonata del custode della scuola che alle ore 7 del mattino : mi chiedeva di recarmi subito a scuola perché dietro al cancello vi era una folla numerosa di giornalisti e operatori televisivi, e temeva che spaventassero gli alunni che a breve sarebbero arrivati a scuola.

Giuseppe era nato ad Altofonte il 19 gennaio 1980, il suo ultimo giorno di scuola è stato il 23 novembre 1993, frequentava la terza media, ha salutato i compagni e velocemente si è recato a casa perché subito dopo sarebbe andato al maneggio, come di consueto.

Non è più tornato né a casa né a scuola, i suoi carnefici, travestiti da agenti della DIA, lo hanno avvicinato al maneggio, con fare accattivante gli hanno detto che lo avrebbero portato dal papà, che non vedeva da tempo, perché Si era” pentito” ed era sotto la protezione dei pentiti di mafia. Solo con quest’inganno hanno potuto rapirlo, perché Giuseppe era intelligente ed acuto, ma il desiderio e l’amore per il padre non gli hanno consentito di riflettere e capire l’inganno.

Lo hanno tenuto prigioniero in condizioni disumane per 779 giorni, spostato continuamente, nascosto nel bagagliaio, da un rifugio ad un altro fra le province di Palermo, Agrigento, Trapani , infine barbaramente ucciso l’11 gennaio 1996 in una casa di campagna di San Giuseppe Iato.

Il racconto dei pentiti è terribile! Non voglio qui ricordare le modalità della sua orrenda fine, né le azioni inqualificabili degli assassini, che dopo l’atroce delitto, hanno cenato e dormito nella stessa casa!

Mi consola invece pensare a quanto sia cambiata la vita ad Altofonte, a quante iniziative pubbliche, a scuola, in piazza, nelle aule consiliari di molti Comuni, si sono realizzate in ricordo di Giuseppe.

Dalla tragedia è iniziata la rinascita di un paese, delle coscienze di una comunità che fino ad allora era chiusa, omertosa, incapace di ribellarsi ai sorprusi, alla mafia.

La prova più tangibile è stata la partecipazione in massa degli alunni, dei genitori, di semplici cittadini, alla prima manifestazione di piazza da me organizzata per dire NO alla mafia SI alla legalità!

I più pensavano che nessuno sarebbe sceso a manifestare per le vie di Altofonte, invece, i primi a scendere in fila e con un fiore bianco in mano sono stati i bambini più piccoli con i loro genitori, poi gli alunni della scuola media che gridavano: aprite le persiane scendete in piazza con noi, non abbiate paura. Ho visto con i miei occhi le finestre prima chiuse e poi aperte!

Eravamo moltissimi il giornale scrisse più di duemila persone!

Nella Piazza intitolata ai Giudici Falcone e Borsellino ai piedi di un albero. 

I professori di educazione tecnica, della scuola , avevano posto una targa di legno chirografata, in ricordo di Giuseppe, lì gli alunni si sono fermati a posare i loro fiori bianchi!

Incontri, convegni con personalità di grande rilievo, sui temi della legalità e della lotta alla mafia sono stati i punti fondanti della programmazione educativa-didattica che ha coinvolto gli alunni, le famiglie i cittadini tutti. La scuola ma anche l’amministrazione comunale hanno lavorato in sinergia per intraprendere un percorso condiviso di educazione alla legalità.

Ho proposto al collegio docenti di intitolare la succursale della scuola media a Giuseppe Di Matteo che porta ancora il suo nome; l’aula 3D frequentata da Giuseppe, porta il suo nome ed è stata adibita ad aula di Informatica. Una targa in ceramica che ritrae Giuseppe sul suo cavallo è posta all’ingresso degli uffici di Presidenza e segreteria.

L’artista Mario Castellese ha realizzato, coinvolgendo gli alunni, un magnifico murales, che purtroppo è stato cancellato, negli anni successivi, voglio pensare per lavori di rifacimento dell’edificio scolastico.

L’undici gennaio 2011 è stato bandito un concorso per gli alunni  “Una stella brilla in cielo”, di concerto tra i comuni di Altofone, San Giuseppe Iato, la provincia regionale di Palermo e il Consorzio Sviluppo e Legalità, nello stesso giorno lo scrittore e giornalista Pino Nazio ha presentato il suo libro “Il bambino che sognava i cavalli 779 giorni ostaggio dei Corleonesi.”

Mi piace anche ricordare, perché segno profondo del cambiamento delle coscienze, l’incontro tra il nonno di Giuseppe e il giudice Caponnetto avvenuto a scuola durante una cerimonia in ricordo di Giuseppe, alla presenza di autorità civili, militari e religiosi.

Indimenticabile l’intervento di Don Ciotti e di Rita Borsellino.

Infine, ho chiesto l’autorizzazione all’allora provveditore, Guido di Stefano, per conferire, se non il diploma, l’attestato di conseguimento della licenza media a Giuseppe Di Matteo che ho consegnato alla mamma Franca Castellese durante una commovente commemorazione del piccolo che con la sua atroce morte ha segnato la sconfitta della mafia.

Nel venticinquesimo anniversario del suo atroce assassinio, mi hanno molto commosso le parole dell’Arcivescovo di Monreale Monsignor Michele Pennisi:
“…voglio esprimere la mia vicinanza alla mamma di Giuseppe ……ma anche affermare la speranza nella sconfitta della cultura della morte e dell’affermarsi della cultura della vita della legalità e della solidarietà.

La resistenza alla mafia, passa attraverso un rinnovato impegno educativo che porti ad un cambiamento della mentalità, che deve iniziare fin da bambini. Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. La sua affermazione è affidata alla collaborazione di tutti e in modo particolare alla famiglia, alla scuola, alle associazioni giovanili, alla Chiesa e alle varie istituzioni pubbliche.

La Chiesa sente di avere una sua responsabilità per la formazione di una diffusa coscienza civile di rifiuto della mentalità mafiosa e non si sente estranea all’impegno, che è di tutta la società siciliana, di liberazione dalla triste piaga della mafia.

A questo proposito voglio ricordare quanto scrisse il beato Don Pino Puglisi vittima della violenza mafiosa:” E’ importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti”.

Esprimo la più dura condanna per chi ha commesso questo atroce delitto, che denota la mancanza del santo timor di Dio e dei valori morali  fondamentali a partire dalla la sacralità della vita umana e dal rispetto degli elementari diritti dei bambini e prego il Signore perché converta i loro cuori dia  loro la forza di riparare il male fatto.

Noi siamo sicuri che il piccolo Giuseppe, come i santi innocenti uccisi da Erode, è un fiore meraviglioso nel giardino di Dio, è una nuova stella che brilla nel firmamento del cielo, è nel cuore di Dio ricco di misericordia circondato dagli angeli e i santi.”

 

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