lunedì, 30 Novembre, 2020
Lavoro

Comparto elettrico, sciopero generale il 19 novembre. Mancuso (Flaei-Cisl): “Il governo ascolti e tuteli gli eroi della rete”

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Anche durante la pandemia i lavoratori del comparto elettrico si sono dimostrati all’altezza dell’emergenza. Garantendo il servizio pure nei momenti più drammatici, al prezzo di sacrifici anche personali: 250 lavoratori di E-Distribuzione sono finiti in quarantena. Si parla sempre giustamente degli eroi col camice bianco, ma di questi lavoratori, di questi professionisti che si sono impegnati sul campo, in pochi ne parlano. Sono eroi silenziosi. Eppure anche in questa fase le politiche di riconversione non si sono fermate. L’articolo 177 del nuovo Codice degli Appalti ha previsto, ad esempio, che entro il 2022, l’80% di queste attività vengano esternalizzate. Ed è proprio intorno a tali indirizzi, che Enel-distribuzione sta giocando la partita del futuro. Una ridefinizione del comparto, secondo i sindacati, a discapito di politiche occupazionali (attualmente 30mila dipendenti), che anziché portare alla riduzione del personale, come sta accadendo, si possono perfettamente conciliare con la modernizzazione degli impianti e delle reti. In una parola, la riorganizzazione aziendale non può passare sulla pelle dei lavoratori a discapito della qualità delle prestazioni, del servizio e della sicurezza del lavoro. In piena emergenza Coronavirus, anziché cogliere l’occasione per varare strategie di crescita, E-Distribuzione – secondo le organizzazioni di categoria – si sta muovendo in direzione opposta. “La situazione interna – si legge in una nota – ormai è insostenibile. Strutture operative ridotte all’osso, orari di lavoro insopportabili, ricorso continuo a straordinari, esternalizzazioni che non risolvono, ma aggravano”. Per queste ragioni Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uiltec, hanno indetto uno sciopero articolato. Sciopero degli straordinari, dal 23 ottobre al 21 novembre, e sciopero generale di 4 ore, il prossimo 19 novembre.
Lo Speciale ha raggiunto il segretario generale della Flaei-Cisl-Reti Salvatore Mancuso.

Segretario, perché state scioperando nonostante l’emergenza Covid?
“Guardi, il nostro settore non ha mai fatto un uso massiccio dello sciopero, addirittura sono trascorsi interi anni, anche otto, senza proclamarne uno. Questo è davvero uno sciopero senza precedenti per come è stato articolato. Ma stavolta la situazione è davvero seria e tenga conto che non si tratta soltanto di una questione legata alla difesa dei livelli occupazionali. Qui c’è in gioco il futuro energetico del Paese. Se l’Enel in questo periodo  non avesse messo in campo tutta una serie di iniziative per portare all’esterno attività importanti e strategiche, non avremmo mai avviato questa fase. Ma nonostante tutto, pur essendo in sciopero da un mese, il nostro settore sta comunque garantendo il regolare svolgimento del servizio. Perché vede, noi svolgiamo un lavoro importante quasi quanto quello degli ospedali, anche se meno evidente. Teniamo in piedi un servizio essenziale per il Paese andando regolarmente tutti i giorni al lavoro e rispettando le necessarie misure di sicurezza”.

Quali sono le ragioni alla base della vostra protesta?
“C’è innanzitutto una motivazione di carattere generale, legata all’importanza sempre più strategica che la rete elettrica andrà assumendo in questa fase di transizione energetica che vedrà la chiusura delle grandi centrali a carbone. Questo comporterà l’esigenza di mantenere la rete elettrica per portare energia nelle case in condizioni sempre più ottimali: sia attraverso investimenti, ma soprattutto con il mantenimento dei livelli occupazionali. L’Enel, che è la più grande azienda di distribuzione del Paese, sta tentando di portare alcune attività all’esterno, sostenendo che non vi sarebbe il personale necessario per garantire la piena efficienza del servizio. Questa politica ci trova contrari, perché da un lato si esternalizzano attività fondamentali, dall’altro si penalizza la qualità del lavoro assicurata dal personale interno, che è specializzato diversamente dagli operatori delle ditte esterne. È come se l’Enel anticipasse già quanto previsto dall’’articolo 177 del nuovo Codice degli Appalti che entro il 2022 potrebbe portare all’esternalizzazione dell’80% delle attività da parte delle Aziende che hanno delle concessioni. Una prospettiva allarmante, che l’Enel sembrerebbe voler favorire con largo anticipo e con tutte le ricadute negative sull’intero settore. Nonostante da più parti si stia chiedendo di superare la logica dell’articolo 177”.

Come è possibile oggi conciliare la difesa dell’occupazione con la modernizzazione aziendale?
“Noi siamo i primi a favorire i processi di modernizzazione, anche attraverso un nuovo approccio culturale. Una volta gli operai lavoravano con pinza e cacciavite, oggi usano tablet e occhiali interattivi. Nel nostro settore la digitalizzazione non comporta l’espulsione di manodopera, anche perché noi lavoriamo sulle reti fisiche oggetto di una costante manutenzione. Queste reti invecchiano come tutte le cose. Se una rete è stata costruita per funzionare trent’anni, non è detto che se resta in funzione quarant’anni sia da buttare, ma sicuramente presenterà dei disservizi. Quindi da un lato serve investire sulla tecnologia come si sta già facendo con i sistemi di automazione e chiusura, ma dall’altro occorre farlo anche sulle reti fisiche. Il nostro settore è ben predisposto a qualsiasi tipo di evoluzione. Ma va detto che, mentre nel campo della produzione è oggettivamente difficile pensare di poter mantenere lo stesso numero di persone che lavoravano nelle centrali a carbone in una moderna centrale a ciclo combinato, sulla rete elettrica questo è molto meno evidente, e il personale interno non soltanto va mantenuto ma perfezionato. I nostri lavoratori sono sotto stress, costretti a turni massacranti, perché le reti invecchiano e risentono anche molto del clima. Se prima certi eventi atmosferici che potevano danneggiare le reti erano straordinari, oggi sono invece ordinari e quindi è necessario anche cambiare le modalità di lavoro”.

Perché allora l’Azienda preferisce affidare i servizi all’esterno?
“La sensazione che abbiano noi è che ci sia una sottovalutazione dei rischi da parte di Enel, che pure va detto negli anni ha fatto delle scelte lungimiranti. Qui però sarebbe sbagliato pensare che il problema sia legato soltanto ai livelli occupazionali, perché se si accetta il principio che nella gestione delle reti possano entrare le ditte appaltatrice, si verrebbe ad aprire un nuovo mondo. Si perderebbe in primo luogo personale specializzato, perché i lavoratori delle ditte esterne non avranno mai la stessa professionalità di chi viene assunto e formato in Azienda per svolgere unicamente quel tipo di lavoro, e si perderebbero anche gli standard di sicurezza e la qualità del servizio assicurato. A meno che anche le ditte appaltatrici non assumano il personale con i contratti del settore elettrico. E qui nasce un altro problema. Non c’è un contrasto contro la ditta in appalto in quanto tale, ma portare fuori il contratto equivarrebbe a perdere la strategicità e l’idea stessa di rete unica nazionale gestita da un’Azienda come Enel che ha una componente dello Stato. Per questo motivo abbiamo inviato una lettera al Ministero delle Finanze, al Ministero dello Sviluppo Economico e all’Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ndr.) chiedendo loro di intervenire, avendo l’autorità istituzionale per fermare l’esternalizzazione dei servizi, consentendo le assunzioni necessarie per poter proseguire insieme un percorso positivo”.

Che tipo di appello lanciate alla politica?
“Alla politica ricordiamo che è in gioco la rete elettrica nazionale e che la transizione energetica può essere garantita soltanto se si avranno delle reti elettriche nazionali efficienti. Le centrali a carbone si chiuderanno se ci saranno le condizioni tecnologiche per farlo e soprattutto se ci sarà una rete elettrica efficiente ed efficace per la produzione diffusa, cosa che non potrà essere garantita se inizieremo a portare fuori le attività. Se ciò avverrà, allora vorrà dire che il governo intende applicare l’articolo 177 che sarà un dramma; non soltanto per il settore dell’energia elettrica ma anche per quello dell’acqua e del gas. Portare l’80% delle attività all’esterno, significa cambiare la configurazione di questi settori, stravolgere la vita della gente e modificare la strategia nazionale”.

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