lunedì, 25 Ottobre, 2021
Crea Valore

Società, finanza, vendite e scalate. Ecco “Crea Valore”, le risposte di Ubaldo Livolsi ai temi dell’attualità economica, finanziaria e bancaria

Acquisizioni, scalate societarie, complesse soluzioni finanziarie, e, l’interrogativo che oggi si pongono tutti: “Come ne uscirà l’economia italiana nel 2021, sempre se la pandemia sarà sconfitta?”
Sono tre, i quesiti pilastro posti al banchiere Prof. Ubaldo Livolsi, che per esperienza professionale, caratura internazionale, conoscenza dei mercati, risponde in modo chiaro e comprensibile agli interrogativi di grande attualità. La sua indiscussa capacità in campo economico, fiscale e societario permette a tutti, anche al lettore che vuole avvicinarsi e conoscere i meccanismi complessi della finanza, per questo, leggere le indicazioni di Livolsi è estremamente utile.
Torna quindi sulle colonne de la Discussione la rubrica quindicinale “Crea Valore”, in un momento difficile per tutti e in un contesto di grandi e prolungate preoccupazioni. Con Livolsi c’è, tuttavia, una certezza, quella di entrare in temi che possono indicare una bussola in cui orientarsi in campo economico. Una voce autorevole che oggi è un aiuto per le imprese e i piccoli risparmiatori, un aiuto non meno importante di quello sanitario. Ricordiamo che la rubrica “Crea Valore”, è presente sul giornale il mercoledì, ogni 15 giorni. 
Buona lettura!
L’attuale contesto economico globalizzato e la concorrenza maggiore, impongono operazioni di fusione e acquisizione di aziende dello stesso settore. In Italia, si inizia a parlare di operazioni di acquisizioni di imprese attraverso il meccanismo del Leverage Buyout. Diversi studi, hanno riconosciuto l’importanza e l’utilità dell’operazione come modello per l’acquisizione di aziende, affermando che questa tecnica può rappresentare un importante stimolo per la crescita economica, ci potrebbe spiegare come funziona tecnicamente e quali i settori aziendali per cui tale meccanismo può giovare di più?
“Come tutti gli strumenti finanziari, il leverage buyout funziona nelle operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) se lo si contestualizza e se ne assecondano tutte le potenzialità. Esso nasce per sostenere i passaggi di proprietà e all’inizio fu alquanto utilizzato anche dai manager stessi di multinazionali che volevano acquisire un ramo del business non ritenuto più strategico dalle case madri che volevano concentrarsi sul core business. In questo caso si parla di management buyout. Tecnicamente è l’acquisizione di una società tramite capitale di prestito: si mira quindi allo sfruttamento della leva finanziaria. Due i passaggi sostanziali: 1 – si costituisce una newco con ridotto capitale di rischio e ampio indebitamento e si acquisisce l’azienda che interessa; 2 – successivamente si realizza la fusione tra le due società con il trasferimento dell’indebitamento sulla società acquisita. Il leverage buyout in Italia ha avuto anche risonanze mediatiche importanti. Il caso più celebre fu la scalata di Telecom nel 1999 da parte della cordata dei cosiddetti “capitani coraggiosi” guidati da Roberto Colaninno. Operazione che in realtà fu esemplare di come il leverage buyout funziona se il flusso dei redditi generato dalla gestione aziendale consente il rimborso del debito. È quanto non successe nel caso di Telecom. Va anche detto che allora il ricorso all’indebitamento era molto alto. Oggi la tendenza è che sia del 40/50% rispetto al capitale, non superiore al 50%. Per questo i settori più indicati sono quelli che hanno una redditività alta e un sicuro flusso di cassa, penso per esempio al comparto energy & utilities.
Negli anni scorsi, a causa della crisi di alcuni istituti bancari, soprattutto nel nord Italia, molte imprese sono state costrette a chiudere, altre a ridurre la propria attività. La carenza di finanziamenti bancari ha ridotto il numero delle nuove iniziative imprenditoriali. Il ricorso alternativo al mercato dei capitali è visto storicamente con una certa diffidenza; del resto, gli investimenti in Borsa sono considerati in economia “capitale di rischio”. Ma, negli ultimi tempi, sempre più piccole e medie imprese, soprattutto in Lombardia e Veneto hanno deciso di quotarsi approfittando delle particolari condizioni per accedere all’Aim (Alternative investment market). Come giudica questo mercato e quali sono i vantaggi per chi accede alla quotazione in borsa con piccole realtà aziendali e quali sono i vantaggi e i rischi per gli investitori?
“Da tempo sostengo che l’industria italiana debba ricorrere al capitale di rischio per crescere e svilupparsi, in particolare circa le sue eccellenze produttive riconosciute nel mondo. Come trovare questi capitali? Se da un lato ci sono gli investitori, dal private equity al club deal per citare i più noti, dall’altro lato ci sono le Borse. L’AIM Milano è un’ottima possibilità per le Pmi. Al 6 novembre 2020 vi erano quotate 132 società di più settori (bene e servizi di consumo, industria, tecnologia, chimica, media, finanza, salute, immobili). La raccolta totale in quotazione è pari a 3,9 mld, la capitalizzazione totale 5,6 mld (fonte: Borsa Italiana). Le regole dell’AIM sono meno ferree, rispetto a quelle della Borsa ordinaria, prevedono meno burocrazia e meno costi e presentano meccanismi interessanti come il ruolo del Nomad, che introduce in un certo senso l’azienda che si vuole quotare, o lo Specialist, che ha la funzione di market making. Inoltre l’AIM ha trovato ulteriore efficacia a seguito della recente autorizzazione che consente ai PIR (Piani individuali di risparmio) di investire il risparmio raccolto anche nel contesto AIM, oltre che in strumenti per così dire più tradizionali (azioni, obbligazioni, quote di fondi, contratti derivati). Per alcuni osservatori, se c’è un piccolo rischio, è che gli scambi limitati non sempre consentono una liquidazione veloce dell’investimento, ma a mio parere tale limite è superato e lo sarà sempre più in futuro dal fatto che l’AIM sta avendo grande successo e i volumi aumentano”.
Con decisione del 16 settembre 2020, la Banca Centrale europea ha comunicato alle banche dell’area euro la possibilità di escludere alcune esposizioni nei confronti delle proprie banche centrali nazionali dal coefficiente di leva finanziaria in ragione delle circostanze eccezionali dovute alla pandemia di coronavirus (COVID-19). Come giudica questa decisione e quali effetti potrà avere nel medio periodo nel sistema economico?
“In un momento di crisi come l’attuale, in cui la pandemia sta colpendo duramente la nostra industria già sofferente prima dell’emergenza sanitaria e in cui le aziende hanno bisogno di capitale per rimanere competitive, questa decisione della Bce non può che essere apprezzata. I rigidi criteri delle Banche centrali per l’erogazione dei finanziamenti alle imprese vengono allentatati nelle erogazioni. Una decisione che non deve sorprendere perché segue la politica espansiva della Bce che acquisisce il debito degli Stati per immettere moneta nell’economia. È un po’ il corrispettivo dei 209 miliardi di euro di fondi di Next Generation Eu riservati all’Italia, di cui non sappiamo ancora bene a cosa saranno destinati, in che termini e in che modalità, se con la partecipazione di fondi privati o no, saranno utilizzati. Ma questo è un altro discorso”.
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