martedì, 24 Novembre, 2020
Il Cittadino

Francia e Islam: la salvezza dalle donne

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Gli eventi francesi con i cruenti omicidi del professore di liceo e degli innocenti fedeli di Notre-Dame di Nizza, il ritorno della satira di Charlie Hebdo, la conseguente crisi franco-turca, con tutto il dovuto rispetto per la serietà e la gravità della pandemia e delle decine di migliaia di morti che essa ha provocato, meritano più di ogni altro argomento una riflessione.

Il discorso è estremamente difficile perché siamo di fronte ad episodi gravissimi che si vorrebbe fossero scontro tra due opposte civiltà, quella di radici giudaico-cristiane e quella islamica, mentre si tratta di frange terroristiche sviluppate negli ultimi decenni.

Ciò posto non si può non registrare l’esistenza fra i due mondi di una forte differenza culturale che, però, non ha impedito rapporti normali: magari trovando la radice comune, un compromesso, in una coincidenza di interessi economici.

Non scontro di civiltà, dunque. Però un confronto difficile che trova il suo apice in alcuni valori culturali, che l’uomo moderno occidentale ritiene universalmente condivisi, addirittura diritti naturali non derogabili neppure dalle organizzazioni sociali, ma che, spesso, sono invece rifiutati da culture diverse dalla nostra.

La stessa “dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino”, che è il frutto di un pensiero liberale, illuminista ed empirico che trova le sue radici in John Locke ed i primi capisaldi nelle costituzioni post Rivoluzioni francese ed americana, non è universalmente condivisa. Essa esprime valori che per altre culture sono disvalori, principi amorali.

È un fatto che il 19 settembre 1981 a Parigi (dove nel 1948 era stata approvata dall’Onu la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) sia stata promulgata la “Dichiarazione islamica dei Diritti dell’Uomo” (alla quale ne sono seguite altre, legate ai diversi insegnamenti islamici).

È questa una fonte di diritto di secondo grado, subordinata al Corano e alla “prassi” islamica. Le libertà vengono condizionate al rimanere circoscritte nei limiti dei precetti religiosi e anche la libertà di espressione è vincolata al divieto di affermare pensieri non in linea, perché non sono ammissibili affermazioni contro la Scrittura: menzogne, cioè.

L’idea occidentale di una totale condivisione di ciò che, per noi, rappresenta civiltà e progresso e diritto, non è esatta. Né, internazionalmente, si è riusciti a garantire un rispetto di quelle disposizioni: esse valgono per noi, per i nostri Stati democratici e laici.

Il cammino per una loro condivisione veramente universale è lungo.

E “noi” siamo divenuti così adesso, forse non per sempre, dopo sanguinose conquiste.

Non so, quindi, se la nostra civiltà sia superiore. Se c’è un nostro primato, e secondo me c’è (anche se non lo dico con la stessa sicurezza e passione di Oriana Fallaci all’indomani delle Torri Gemelle), non è un merito innato o genetico, ma un caso della storia. E anche senza islamici facciamo tranquillamente in tempo da soli a perdere diritti che sembrano acquisiti.

Sicuramente la nostra cultura, però, è pervenuta ad una fase diversa, forse più avanzata, avendo avuto uno sviluppo del pensiero filosofico diverso, che ha portato all’Illuminismo e, da esso, alla laicità, alla parità di diritti, alla tutela assoluta della libertà.

Libertà che in Francia si estende fino alla possibilità di vilipendio della religione, esistendo la libertà di blasfemia (Loi sur la liberté de la presse del 29 luglio 1881). Dall’esercizio di tale libertà la crisi attuale.

Il mondo moderno determina una sempre maggiore occasione di confronto o di scontro tra la cultura occidentale (che è solo di ispirazione giudaico-cristiana, ma non coincide più con la religione) e la religione islamica. Ci saranno, perciò, altre occasioni di crisi.

Le occasioni di incontro e di scontro, però, determinano un fermento nella società islamica ed una tendenza al laicismo (peraltro già sperimentata positivamente proprio in Turchia con Atatürk; e non estranea a molti altri Paesi di religione musulmana).

Fenomeno che non emerge in maniera massiccia. Ma le donne di quei Paesi hanno appreso dalle donne occidentali possibilità e dignità di vita ben differenti di quelle da loro vissute: e determineranno anch’esse, inesorabilmente, quella che è stata la più grossa rivoluzione del secolo scorso: l’emancipazione femminile.

Con effetti che oggi non si possono neppure ipotizzare, ma che determineranno un differente modo di essere: un cambiamento culturale, cioè.

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