domenica, 20 Settembre, 2020
Economia

Consumi alimentari. Record per la pasta. Balzo di acquisiti, di costi e di importazione di grano

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Costa relativamente poco, riesce a mettere tutti d’accordo, è un prodotto che può essere reinventato in mille modi, ed è un emblema nazionale. Insomma la pasta rimane al primo posto dei consumi degli italiani e i consumi nel primo semestre dell’anno mettono a segno aumenti del 23% in quantità e del 28,5% in valore. Con la novità che la pasta consumata è italianissima, si può dire al 100% prodotta nel Paese.

Un dato che conferma, secondo gli analisti dei consumi alimentari, come in un comparto ormai maturo, il richiamo all’origine nazionale della materia prima ha fornito un forte e nuovo stimolo per le famiglie. Dati, tendenze e conferme arrivano dal report Ismea ‘Tendenze sul frumento duro’, precisando che nel 2019 la confezioni con etichetta ‘100% italiana’ hanno avuto una crescita del 13% sia a volume che a valore.

Le prospettive secondo le previsioni sono ottime, il futuro è particolarmente roseo per i produttori di prodotti di semola secca. Un aumento già si è affermato, con un salto del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha superato nei due casi il 20%. Una impennata ulteriore si è avuta nei mesi del lockdown in analogia a quanto verificatosi per l’intero comparto alimentare anche le vendite di pasta sono risultate in netto aumento. Il primi sei mesi del 2020 fanno infatti segnare una crescita su base annua dell’8% in volume, e del 13,5% della spesa. In generale l’attuale pandemia e le conseguenti misure restrittive, hanno esposto le industrie della trasformazione molitoria e pastaria italiana a una forte vulnerabilità, data la strutturale dipendenza dalla materia prima estera. Ed è un problema di non poco conto, la crescita dei consumi è cresciuta molto più della produzione di grano. I produttori sono costretti a importare ingenti quantitativi di granella che provengono oltre frontiera oscillano annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese.

Tale preoccupazione è stata maggiormente sentita durante le prime settimane dell’emergenza. La crescente richiesta è stata in parte soddisfatta da un aumento delle importazioni di materia prima, tanto che il sistema produttivo di pasta è riuscito anche a mantenere il fronte delle esportazioni.

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