Un’operazione congiunta tra Stati Uniti e Guatemala ha riportato sul suolo americano una fonte di cobalto‑60 altamente radioattiva, utilizzata in passato per trattamenti oncologici ma considerata un potenziale rischio di sicurezza nazionale.
Il materiale era custodito in un vecchio dispositivo medico inutilizzato, finché gli esperti statunitensi non hanno deciso di rimuoverlo per evitare che potesse essere rubato e trasformato in una “dirty bomb”, una bomba radiologica capace di contaminare vaste aree. L’National Nuclear Security Administration (NNSA) ha annunciato l’operazione, definendola parte di una strategia più ampia per impedire che materiali nucleari o radiologici finiscano nelle mani di terroristi o attori ostili.
L’intervento è iniziato a maggio, quando specialisti del Los Alamos National Laboratory hanno collaborato con un centro guatemalteco per estrarre la componente radioattiva da una macchina di teleterapia di origine statunitense. Il cobalto‑60 è comunemente usato in radioterapia, ma le sue proprietà lo rendono estremamente pericoloso se sottratto e impiegato in armi radiologiche. La NNSA ha sottolineato che la fonte recuperata avrebbe potuto essere utilizzata per costruire un ordigno capace di diffondere contaminazione radioattiva.
L’operazione si inserisce nella Counterterrorism Strategy 2026 dell’amministrazione Trump, che identifica la prevenzione dell’acquisizione di armi chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari da parte di gruppi terroristici come una priorità assoluta.
Dal Guatemala sono arrivati ringraziamenti ufficiali. Mayra Villatoro, responsabile dei laboratori tecnici del Ministero dell’Energia e delle Miniere, ha affermato che la rimozione del materiale ha eliminato “un pericolo per la comunità e il Paese”.





