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Cisgiordania, gli Usa condannano le violenze dei coloni: “L’assedio di Qusra è terrorismo”

Cisgiordania, gli Usa condannano le violenze dei coloni: “L’assedio di Qusra è terrorismo”

L’Idf revoca gli sgomberi delle famiglie palestinesi e smantella due avamposti illegali. Washington frena Israele anche sul Libano: “No a una presenza militare permanente”
venerdì, 14 Agosto 2026
2 minuti di lettura

“Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono ripugnanti. Non ci sono scuse per un comportamento così violento”. Lo ha scritto su X l’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee, riferendosi all’assedio delle abitazioni palestinesi nel villaggio di Qusra, a sud di Nablus. Tra le case prese di mira ce n’è una di proprietà di un cittadino statunitense.

La crisi è iniziata nel fine settimana, quando gruppi di coloni hanno bloccato la strada verso tre abitazioni e montato una tenda nei cortili, impedendo agli occupanti di entrare e uscire. In precedenza erano state interrotte acqua ed elettricità. Secondo le Nazioni Unite, circa 15 palestinesi, fra cui due bambini, sono rimasti intrappolati nelle case, senza poter soddisfare i bisogni essenziali. “Aiutateci a procurarci cibo e medicinali”, ha chiesto Qusay Abu Reeda, cittadino palestinese-americano rimasto bloccato con la famiglia. L’esercito israeliano aveva inviato sul posto il 51° battaglione della brigata Golani e ieri mattina aveva inizialmente ordinato l’evacuazione di diverse abitazioni, prospettando un’operazione di alcuni giorni.

Secondo un residente citato dal Times of Israel, erano stati fatti uscire gli abitanti di 15 case. Dopo le critiche, tuttavia, il comandante del Comando centrale Avi Blot ha revocato l’ordine per le famiglie palestinesi e stabilito che i soldati potessero utilizzare soltanto edifici non occupati.

Accuse contro i soldati

Nella notte le forze israeliane hanno smantellato due avamposti illegali alla periferia di Qusra e nel vicino villaggio di Jalud, fermando un israeliano e sequestrando attrezzature. Gli abitanti hanno però riferito che alcuni coloni restavano nella zona. Nei giorni precedenti l’esercito aveva tentato senza successo di disperderli anche con gas lacrimogeni. Un video mostrava inoltre uomini in uniforme militare partecipare alla preghiera mattutina insieme ai coloni: l’Idf ha annunciato provvedimenti disciplinari nel caso venga accertato il coinvolgimento di soldati.

Critiche sono arrivate anche dall’interno del movimento degli insediamenti. Shai Alon, sindaco di Beit El, ha accusato la polizia di non fare abbastanza contro un fenomeno che, secondo dati delle agenzie di sicurezza da lui citati, riguarderebbe “300-400 giovani sbandati”. “Soldati che partecipano a quanto accade devono immediatamente togliersi l’uniforme ed essere congedati”, ha affermato. In Cisgiordania vivono circa tre milioni di palestinesi e 500mila coloni israeliani. Secondo Peace Now vi sono 146 insediamenti e circa 390 avamposti minori.

Washington frena Israele in Libano

Il confronto tra Washington e il governo Netanyahu si estende anche al Libano. L’amministrazione Trump ha fatto sapere che una presenza militare israeliana permanente nel sud del Paese sarebbe incompatibile con gli impegni dell’accordo quadro e non garantirebbe una stabilità duratura. La presa di posizione segue le dichiarazioni del ministro della Difesa Israel Katz, secondo cui Israele “in nessuna circostanza” si ritirerà dalle zone occupate in Libano, Siria e Gaza, dove le truppe resteranno nelle cosiddette “zone di sicurezza”. A Gaza, intanto, un raid israeliano, il primo dopo oltre una settimana, ha provocato un morto e diversi feriti. Hamas ha accusato Israele di voler compromettere gli sforzi dei mediatori per una tregua duratura.

Baghdad: “Non attaccheranno dal nostro territorio”

Anche l’Iraq tenta di arginare l’allargamento della crisi regionale. Il premier Ali al Zaidi ha assicurato che Baghdad non permetterà che territorio e spazio aereo iracheni siano usati “come piattaforma per qualsiasi aggressione contro i Paesi vicini”. Il governo ha annunciato che considererà “atto terroristico” qualsiasi lancio non autorizzato di droni e ha avviato una campagna per regolamentare i circa sei milioni di armi presenti nel Paese, istituendo 845 uffici nelle province. Sul fronte iraniano, 32 Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Canada, insieme all’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, hanno chiesto a Teheran di porre fine alla pena di morte contro i dissidenti e liberare i detenuti arbitrariamente.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha respinto le accuse denunciando “l’ipocrisia” dei governi occidentali. Restano pesanti anche gli effetti economici della chiusura dello Stretto di Hormuz: il gruppo tedesco Hapag-Lloyd ha quantificato in circa 600 milioni di dollari il costo nel secondo trimestre. L’utile netto è precipitato da 306 a 83 milioni di dollari rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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