Si alza ancora il livello dello scontro tra Iran e Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi ha accusato Washington di aver commesso un “grave errore di valutazione”, mentre Teheran rivendica apertamente il controllo della rotta strategica e avverte che la riapertura avverrà soltanto alle sue condizioni.
La linea è stata ribadita anche dai Basij, la forza paramilitare legata ai Guardiani della Rivoluzione: “Lo controlliamo noi”. Negli ultimi giorni esponenti iraniani hanno sostenuto che, in una situazione di guerra, Teheran considera legittimo controllare il passaggio delle navi attraverso l’area. Un alto dirigente dei Pasdaran ha spiegato che le imbarcazioni devono transitare in una zona nella quale l’Iran possa verificarne movimenti e destinazione.
Aragchi attribuisce la crisi nello Stretto agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran e ha più volte respinto l’ipotesi di una riapertura incondizionata. Teheran chiede agli Stati Uniti la fine del blocco dei porti iraniani, l’alleggerimento delle sanzioni e il rispetto degli impegni concordati nei precedenti negoziati.
La battaglia sul controllo di Hormuz
Le dichiarazioni iraniane rispondono direttamente a Donald Trump, che nelle ultime settimane ha ripetuto che sono gli Stati Uniti ad avere il “pieno controllo” dello Stretto. Le due parti rivendicano dunque contemporaneamente il dominio sulla stessa arteria marittima, mentre il traffico resta fortemente ridotto.
Hormuz è uno dei passaggi energetici più importanti del mondo: prima della guerra vi transitava circa un quinto del petrolio commerciato globalmente. La sua chiusura, decisa dall’Iran dopo gli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio, continua perciò a pesare sui mercati energetici e sui tentativi diplomatici di arrivare a un’intesa.
Nei giorni scorsi Aragchi aveva confermato che Iran e Oman sono vicini a un accordo per una nuova modalità di transito, precisando però che un’intesa non comporterebbe automaticamente la riapertura completa dello Stretto.
Leavitt lascia la Casa Bianca
Intanto cambia uno dei volti più riconoscibili dell’amministrazione Trump. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt lascerà l’incarico alla fine di agosto. Il Presidente ha spiegato che la 28enne, rientrata recentemente dal congedo di maternità dopo la nascita della seconda figlia, vuole “trascorrere più tempo con i suoi figli e la sua famiglia”.
Leavitt ha definito la scelta “agrodolce”, spiegando di non riuscire a conciliare pienamente il ruolo di madre con le energie richieste dall’incarico. Trump ha assicurato che resterà una sua consigliera esterna e una voce influente del movimento Maga in vista delle elezioni di metà mandato. Non è stato ancora annunciato il nome del successore.





