I dati generali del turismo estivo 2026 di Federalberghi stimano circa 36,2 milioni di italiani in movimento per vacanza tra giugno e settembre e l’87,6% ha scelto di restare in Italia. Il mare la meta preferita dei residenti al Nord e la scelta soprattutto per coste del Sud ed Isole maggiori. I motivi quelli di sempre: la straordinaria bellezza delle coste e dei mari del Sud, l’accoglienza, il clima, il cibo, i borghi, le opere d’arte e tanto altro. Ma terminata la vacanza i ricordi presto lasciano spazio a quel pregiudizio persistente che divide da sempre il Paese in due: un Nord produttivo e un Sud da assistere. Narrazione comoda da chi il Sud lo vuole leggere solo attraverso le statistiche sul reddito pro capite o dai titoli deigiornali dedicati alla criminalità organizzata.
Ma è una narrazione distorta e ancorché pericolosa, perché fadimenticare che il Mezzogiorno con i suoi tesori e con la sua Storia fondante è parte costitutiva e insostituibile dell’identità italiana. Amare il Sud significa prima di tutto riconoscerne la sua Storia. Nessun’altra Area dell’Europa ha visto sovrapporsi su sé stessa la civiltà greca, il dominio romano, bizantino, arabo, normanno, svevo, angioino, aragonese, fino ai Borbone.
Un Sud che per secoli è stato crocevia di culture importanti e diverse fra loro, non periferia del mondo.
Castel del Monte, i mosaici di Monreale, i templi di Paestum e di Agrigento nonsono cartoline turistiche: sono la prova che qui si è scritta granparte della storia culturale del Mediterraneo. C’è poi una ragione più intima, che riguarda il modo di vivere la vita di tuttii giorni.
Chi ha soggiornato anche solo per pochi giorni nel Sud e nelle nostre Isole sa che il tempo qui ha un ritmo diverso: le relazioni umane contano più dell’efficienza, l’ospitalità non è un servizio ma un dovere morale, la tavola è ancora il luogo dovesi costruisce comunità. In un’epoca che misura tutto inproduttività e velocità, il Sud custodisce un modello antropologico prezioso: quella di una vita in cui il tempo dedicato agli altri non è tempo sottratto al lavoro, ma tempoche dà sapore alle relazioni umane.
Povertà e disagio esistonoe vanno affrontati con politiche serie e senza retorica di assistenzialismo. La disoccupazione giovanile, lo spopolamento dei Comuni, un sistema sanitario in affanno, infrastrutture obsolete o addirittura inesistenti sono i temi strutturali da risolvere e che il resto dell’Italia però non deve dimenticare ma sostenere.
Come medico penso alla Sanità di prossimità che in diversi piccoli centri soprattutto in passato ma ancora in parte oggi resiste grazie alla dedizione di medici che scelgono di restare a costo di rinunce professionali; penso all’agricoltura di qualità che dalla Sicilia alla Piana di Gioia Tauro, dal Salento alla Valle d’Itria ed al Tavoliere delle Puglie produce eccellenze riconosciute in tutto il mondo; penso ai giovani meridionali che, in condizioni adeguate, danno prova di talento e di capacità di innovazione che nulla hanno da invidiare a chi è cresciuto altrove. Il problema non è mai stato il capitale umano del Sud, ma la sistematica sottrazione delle condizioni per trattenerlo.
Amare il Sud, allora, non è un atto sentimentale ma significa investire con coraggio in Scuola, Sanità, Infrastrutture, Politiche giovanili, significa raccontare il Mezzogiorno non solo per le sue emergenze ma soprattutto per le sue ricchezze; significa, per chi lo abita, avere sempre più il coraggio direstare o di ritornare, come personalmente ho fatto come chirurgo lasciando Padova per tornare a San Giovanni Rotondo, per contribuire a costruire futuro. E poi, in un momento storicoin cui l’Italia guarda al Mediterraneo sempre più come uno spazio strategico, penso alle rotte energetiche, ai flussi migratori, alle relazioni con il Nord Africa, il Sud smette diessere periferia e torna a essere ciò che è sempre stato: la frontiera naturale dell’Italia verso un mondo che lo aspetta. Riscoprirlo, oggi, non è nostalgia. È lungimiranza.





