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Il ritorno dei Teutoni

mercoledì, 22 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Negli ultimi anni ho sostenuto che la Germania sarebbe progressivamente tornata a esercitare una funzione di potenza nell’Europa centro-orientale. Una recente analisi di Giacomo Mariotto pubblicata su Limes giunge, da una prospettiva diversa, a conclusioni in parte convergenti, evidenziando il quadro giuridico e operativo attraverso cui Berlino sta perseguendo tale strategia.

La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale sembra confermare questa evoluzione. Berlino attribuisce a sé stessa una responsabilità diretta per la sicurezza europea, legittimando un vasto programma di riarmo destinato a trasformare la Bundeswehr nel principale strumento militare del continente.

L’errore più comune è guardare a questo processo come alla nascita di un esercito europeo. In realtà, il modello perseguito appare diverso: non una forza armata sovranazionale, ma l’integrazione progressiva degli eserciti nazionali all’interno di un’architettura operativa guidata dalla Germania.
Le basi di questo progetto risalgono al Framework Nations Concept, promosso da Berlino nel 2013 e successivamente adottato dalla NATO.

Oggi coinvolge ventuno Paesi e prevede una crescente integrazione delle capacità militari, logistiche e di comando, con la Germania quale nodo centrale dell’intero sistema.

Gli esempi sono numerosi: brigate olandesi integrate nella Bundeswehr, strutture di comando tedesche in Romania, brigate ceche e rumene inserite nell’organizzazione militare tedesca, una brigata della Bundeswehr stabilmente schierata in Lituania. Considerati nel loro insieme, questi elementi delineano un processo di integrazione strategica sempre più profondo.

Formalmente la sovranità nazionale resta intatta; operativamente cresce però la dipendenza dalla pianificazione, dalla logistica e dalla catena di comando tedesca. È probabilmente questa la trasformazione più rilevante.

Il fenomeno assume una dimensione ancora più ampia sul piano economico. Gran parte dei Paesi coinvolti appartiene già alla filiera produttiva tedesca e dipende dalla sua struttura industriale. L’integrazione militare si sovrappone così a quella economica, generando un’influenza che non richiede strumenti coercitivi tradizionali.

Questa evoluzione modifica inevitabilmente gli equilibri europei. La Francia rischia di vedere ridimensionato il proprio storico ruolo militare di guida strategica del continente. Non è casuale che il dibattito sulla deterrenza nucleare europea e sul possibile coinvolgimento tedesco sia sempre più intenso. Berlino però sembra considerare solo due opzioni: continuare sotto l’ombrello nucleare americano oppure dotarsi, in prospettiva, di una propria capacità atomica. Più in generale è tutta l’Europa occidentale a divenire periferia.

Se questa dinamica dovesse consolidarsi, l’Unione Europea entrerebbe in una fase profondamente diversa da quella immaginata dai suoi fondatori. Una Unione così sbilanciata da metterne a rischio la sopravvivenza nelle forme attuali.

Vi è infine un elemento significativo. Nel giugno scorso il Capo di Stato Maggiore della NATO ha dichiarato che una minaccia convenzionale russa contro l’Alleanza non appare oggi credibile. Parallelamente, lo Stato Maggiore tedesco continua invece a considerare possibile un’aggressione russa entro il 2030. Questa divergenza riflette differenti percezioni strategiche e contribuisce a rendere Berlino il punto di riferimento di quei Paesi che vedono nella Russia una minaccia esistenziale.

Osservando la carta geopolitica europea, relativa a questo progetto, emerge un dato difficilmente contestabile: il continente sta vivendo una profonda redistribuzione del potere. Berlino sta tentando di costruire una centralità strategica senza precedenti dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Il ritorno della potenza militare come strumento di influenza, porterà la Germania a una nuova Geopolitica che ci vedrà sempre più marginali
Un processo che, se portato a termine, cambierà gli equilibri dell’intero sistema internazionale.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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